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Sto riprendendo in mano la macchina fotografica, però stavolta basta scuse. Sono uscita dalla fase in cui si dà la colpa all'obiettivo, o al sensore, o al n. di pixel, per ogni foto poco nitida o insignificante.
Non c'è altro da dire, devo imparare a leggere la luce (e magari anche qualcosa in più sulla composizione non farebbe schifo)
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Alla fine sono passata a Linux. La prima cosa da capire è su quale distro orientarsi, ho un laptop del 2007 con undici anni alle spalle e un solo giga di RAM quindi nel mio caso la scelta si riduce fra Lubuntu o Xubuntu. Dopo qualche tentativo iniziale — la primissima distro che ho provato è stata un fork di Lubuntu chiamata Zorin — ho deciso per Xubuntu.
Il computer è resuscitato, certo non potrò mai utilizzare programmi che richiedano più di 1GB di RAM, e mi rendo conto che è questione di poco tempo prima che questo diventi eccessivamente limitante. Non ci provo neanche a maneggiare file RAW o tentare montaggi video che vadano oltre alla foto fissa con colonna sonora, del gaming poi neanche ne parliamo. Però GIMP macina i bilanciamenti cromatici delle fotografie in pochi secondi e per il resto delle cose che devo fare (scrivere post, guardare youtube, navigare in internet) anche un solo giga basta e avanza.
Ero già contenta di Xenial Xavier, che trovo più veloce, però è con Bionic Beaver che ho recuperato funzioni che prima avevo perso. La webcam, che aveva smesso di funzionare da anni perché i driver non dialogavano più nè con Windows nè con Xenial, ha ricominciato a funzionare. Netflix, che Xenial non mi permetteva di utilizzare perché non gestiva i DMR, ora non ha più problemi. Il bluetooth, che riusciva a riconoscere i dispositivi ma non a collegarsi, ora si collega a tutti i modelli di cuffie che ho in casa.
I difetti ci sono, il surriscaldamento del processore è una di queste e la difficoltà di gestire le pagine web troppo pesanti e complesse è un'altra, però al costo di due minuti all'avvio (è lento, lo so, ma non voglio incasinare impostazioni a caso) il computer è utilizzabile e sto ricominciando a riutilizzarlo.


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Ho finito la prima stagione di Penny Dreadful e posso confermare i giudizi positivi che ho sentito su questa serie. L’ambientazione ottocentesca è resa magistralmente, non sono in grado di giudicarne il realismo ma ho adorato le atmosfere ed i costumi. I personaggi sono topoi dei vari racconti del fantastico che interagiscono fra di loro in maniera fluida, non si ha mai l’impressione che qualcuno sia stato inserito a sproposito solo per amore di citazione; ognuno ha il suo ruolo, grande o piccolo che sia, e porta avanti la storia senza forzature.
Penny Dreadful è un mega-crossover-rilettura dei racconti del fantastico. Ce n’è per tutti i gusti: ci sono i vampiri di Dracula; il dottor Frankenstein con la sua creatura; Dorian Grey con tanto di ritratto; il pistolero americano; l’Uomo Lupo; l’indemoniata; l’esploratore con maggiordomo africano; il teatro Grand Guignol il cui direttore un tempo recitava Shakespeare ma ora si è dovuto piegare a gusti più commerciali e redditizi; l’esperto di geroglifici; le feste dell’alta borghesia con seduta spiritica come evento della serata; la medium vera; la medium finta ma che forse nasconde un segreto che non ci è ancora dato scoprire; la prostituta ammalata di tisi; la clinica specializzata in disturbi femminili (manicomio); due investigatori della Pinkerton, di cui uno nativo americano giusto per non farci mancare proprio niente e probabilmente tante altre citazioni che non ho notato o che non mi vengono in mente ora.
Sulla carta potrebbe sembrare una serie grottesca ma non è così, Penny Dreadful si prende terribilmente sul serio, è messo in scena per fare paura e/o inquietare. I protagonisti sono figure tragiche intrappolate nelle conseguenze delle proprie azioni; c’è chi è in cerca di redenzione, chi di un suo posto nel mondo, chi di qualcosa che sia ancora in grado di scuoterlo.
Continuerò sicuramente con la visione delle prossime stagioni, sperando che la qualità rimanga alta e che la trama non vada disgregandosi nel tentativo di seguire troppe storie.
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PROFILO GGIOVANE


Sarebbe ora di cambiare la foto del profilo, come ho già scritto in un altro post precedente: questa immagine non mi rispecchia più.
C'è solo un problema: non ho idea di cosa mi rispecchi adesso, sarò micca in piena crisi di mezza età?!
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CARTA UNICA TRENO BUS


Un'ora e mezza di fila ma ce l'ho fatta, ho la mia carta UNICA.
Mi sento felice come una bambina a cui abbiano regalto inaspettatamente delle caramelle.
Dal primo settembre agli abbonati trenitalia - a noi poveri pendolari, per intenderci - è concesso gratuitamente anche il servizio urbano dell'autobus.
Non so fino a quanto durerà questa "promozione" ma come iniziativa ci voleva proprio. Invoglia ad utilizzare i trasporti pubblici e fa risparmiare almento 250,00 euro annui a quei pendolari che hanno l'ufficio troppo lontano dalla stazione dei treni e sono costretti a pagare l'integrazione.
In realtà ho già acquistato l'abbonamento cartaceo di settembre e la tesserina inizierò ad utilizzarla solo dal mese prossimo ma la buona notizia mi ha messo talmente di buonumore che ho deciso di togliermi subito il pensiero richiedendo la carta immediatamente.
Domani usufruirò per la prima volta dell'abbonamento integrato. Essendo martedì porto Dario da mio padre e parcheggio a corticella.

Got Balls?

Jul. 31st, 2015 09:16 am
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Un video fatto molto bene sulle proporzioni dei pianeti nel sistema solare... ed oltre.

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Alla fine ho ceduto, come specificato nel post precedente. Ho comprato uno smartphone, ma non uno smartphone qualsiasi, bensì uno da bimbominkia. Solo che data la mia età la definizione non è corretta, quindi io mi definisco una babbiominkia (termine appena coniato di cui vado molto orgogliosa – mi vien quasi voglia di chiedere il copyright).

Il Samsung K Zoom è un misto di telefono e fotocamera, è quello smartphone con lo zoom ottico estendibile. Perché da babbiominkia? Perché sia Quelli-che-di-foto-ne-capiscono sia i Cultori-dello-smartphone-top-di-gamma lo snobbano. Insomma, è in grado di scontentare tutti, tranne i babbiominkia a cui piace fotografare tutto quello che vedono, dal piccione sul lampione, al fiorellino piccino, e che poi appestano internet con le loro foto delle piastrelle del marciapiede, dell’erbetta, del sedile del treno; cioè io.

Com’è passare da una macchina fotografica ad uno smartphone? E’ come passare da un trolley ad un valigione vecchio stile. Qualsiasi macchina fotografica, anche la più scadente è mille volte più comoda da impugnare. A parte questo sono molto contenta dell’acquisto, perché posso caricare le foto senza più il doppio passaggio di doverle scaricare prima su PC e questa immediatezza mi permette di tornare a condividere i miei scatti.

Certo il modo in cui faccio foto è cambiato. Perché non avendo più il tempo di mettermi lì a scaricarle, selezionarle, ridimensionarle, ruotarle, bilanciarle ecc… devo fare più attenzione a cosa inquadro perché ormai è "Buona la prima". O è venuta dritta o si cancella, punto.

Per ciò che riguarda il lato smartphone, io l’ho comprato solo per soddisfare la mia dipendenza da internet, è il mio primo smartphone e non ho termini di paragone. Quindi posso solo dire che per andare va, sono però allibita dalla velocità con cui si scarica la batteria; malgrado senta tutti che si lamentano di questo lato oscuro degli smartphone, vederlo di persona è un'altra cosa. L'altro grande difetto è la dimensione ridicola della memoria d'archivio, è d'obbligo l'espansione con scheda esterna.
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So it’s a long time I didn’t update lj. That’s because I can’t manage my photos with Gimp anymore: I have no time for selecting, resizing, optimizing, uploading and so on… so I registered an account with Flickr. Here it is:

https://www.flickr.com/photos/130331218@N03/
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Alla fine ho ceduto: ho comprato lo smartphone. L'ho comprato su internet e mi deve ancora essere consegnato, quindi tecnicamente sono ancora dumb.
Ordine fatto venerdì, telefono in arrivo entro mercoledì ma solo se le promesse sulla consegna sono veritiere.
Credo mi arriverà prima la cover ordinata su Amazon.
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Il libro:
Hunger Games. È uno dei pochi libri che è riuscito a piacermi dopo essermi letta di fila la saga di Games of Thrones.
G.R.R. Martin mi ha rovinato: i libri letti successivamente sono sbrigativi, poco dettagliati e confusi. Questa è l’impressione che mi danno dopo un anno passato a Westeros e dintorni.
Eccetto Hunger Games, che è stato una sorpresa. Ne avevo sentito parlare molto bene ma conoscendo la trama solo a grandi linee ero convinta che fosse basato su patemi amorosi adolescenziali messi furbamente all’intero di uno scenario cruento.
Niente di più sbagliato: il mondo di Panem è ben delineato, gli eventi scorrono secondo una sequenza logica, non si ha l’impressione di forzature per ficcare i protagonisti in determinate situazioni. È presente però qualche coincidenza di comodo per far progredire la trama, ad esempio quando la protagonista ha necessità di distruggere le scorte nemiche e, guarda caso, questi ultimi hanno minato la propria base.
Lo stile di scrittura, in prima persona, è secco e asciutto e le reazioni dei personaggi sono realistiche. La fantomatica storia d’amore che ci dovrebbe essere è decisamente quanto di più atipico abbia mai letto, un punto a favore e una ventata di freschezza per quanto drammatica.
La spettacolarizzazione mediatica del reality è descritta e resa molto bene. Una critica alla società non indifferente.

Il film:
Il film l’ho visto dopo aver letto il libro. Tranne che per qualche dettaglio è molto fedele alla trama. Tento di pensare a cosa avrei capito delle motivazioni dei protagonisti se non avessi letto il libro ma non ne sono in grado. Quindi a parte dire che mi è piaciuto molto non riesco a trovare difetti o buchi di trama. Forse un po’ sbrigativo sul finale, magari per chi non ha letto il libro non viene reso abbastanza bene perché Katniss venga trasformata da donna a bambolina sognante (o forse sì?). Una gradita aggiunta invece il discorso del presidente sulla speranza e sulla necessità di un vincitore, che nel libro manca.
Molto ben resa tutta la parte del reality fra interviste e studi televisivi. Trovo che l’escamotage per spiegare allo spettatore cosa stia succedendo tramite i conduttori televisivi sia ben integrato con il resto della trama. Nel libro il lettore impara tutto grazie ai pensieri della protagonista ma nel film hanno scelto una buona alternativa.

Consiglio sia la lettura del libro sia la visione del film (quest’ultimo però dopo aver letto il libro).

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