Mi sono iscritta ad un corso di fotografia organizzato dalla biblioteca del paese. Ero scettica a causa del prezzo eccessivamente basso rispetto ad altri corsi ma mi sono detta: pazienza, accetto il rischio ed almeno mi smuovo da casa per qualche sera.
Dubbi infondati, il corso mi è davvero servito, in primis perchè il docente è stato veramente un fotografo professionista, ma soprattutto perchè è riuscito a trasmettere la sua passione.
Mi ha insegnato a lavorare per progetti, io non ci avevo mai pensato; non sono un fotoreporter, che progetto dovrei mai portare avanti?
In pratica mi autolimitavo, che importanza ha il soggetto del progetto, se il solo fatto di realizzarlo fa ritrovare lo stimolo di prendere in mano la macchina fotografica?
Senza falsa modestia ammetto che sto diventando bravina a padroneggiare ISO, tempi e diaframmi; so comporre una foto con il fuoco giusto e l'esposizione che voglio. Ma poi, passato l'entusiasmo dello scatto venuto bene, mi rimane soltanto una bella foto fine a sè stessa.
E' lapalissiano che una serie di scatti collegati da un filo conduttore possano raccontare una storia di più ampio respiro, magari storie in cui ognuno vede cose diverse ed interpreta le immagini a modo suo.
"Reportage dal mio salotto! Fotografo i giocattoli di mio figlio" potrebbe non essere uno dei titoli più appetibili di sempre, eppure il solo fatto di produrre qualcosa di più di un semplice "click" mi fa sentire bene.
Per questo quando Flickr ha annunciato le nuove regole sui limiti di spazio, ho tolto le foto private di mero archivio e quelle rimaste le sto raggruppando il più possibile per temi. Mi sto convincendo che non è necessario essere professionisti per vantare dei progetti, specialmente se questi ti permettono di crescere.
Comunque "Reportage dal mio salotto! Fotografo i giocattoli di mio figlio" è veramente il titolo meno appetibile di sempre, quindi l'ho cambiato in "Portrait of a toy - every toy has a soul" che fa molto più fico.
Dubbi infondati, il corso mi è davvero servito, in primis perchè il docente è stato veramente un fotografo professionista, ma soprattutto perchè è riuscito a trasmettere la sua passione.
Mi ha insegnato a lavorare per progetti, io non ci avevo mai pensato; non sono un fotoreporter, che progetto dovrei mai portare avanti?
In pratica mi autolimitavo, che importanza ha il soggetto del progetto, se il solo fatto di realizzarlo fa ritrovare lo stimolo di prendere in mano la macchina fotografica?
Senza falsa modestia ammetto che sto diventando bravina a padroneggiare ISO, tempi e diaframmi; so comporre una foto con il fuoco giusto e l'esposizione che voglio. Ma poi, passato l'entusiasmo dello scatto venuto bene, mi rimane soltanto una bella foto fine a sè stessa.
E' lapalissiano che una serie di scatti collegati da un filo conduttore possano raccontare una storia di più ampio respiro, magari storie in cui ognuno vede cose diverse ed interpreta le immagini a modo suo.
"Reportage dal mio salotto! Fotografo i giocattoli di mio figlio" potrebbe non essere uno dei titoli più appetibili di sempre, eppure il solo fatto di produrre qualcosa di più di un semplice "click" mi fa sentire bene.
Per questo quando Flickr ha annunciato le nuove regole sui limiti di spazio, ho tolto le foto private di mero archivio e quelle rimaste le sto raggruppando il più possibile per temi. Mi sto convincendo che non è necessario essere professionisti per vantare dei progetti, specialmente se questi ti permettono di crescere.
Comunque "Reportage dal mio salotto! Fotografo i giocattoli di mio figlio" è veramente il titolo meno appetibile di sempre, quindi l'ho cambiato in "Portrait of a toy - every toy has a soul" che fa molto più fico.