Nel secondo giro di appuntamenti abbiamo fatto la conoscenza della Bidonville. Bidonville non è il nome ufficiale, è il nomignolo che gli abbiamo appioppato dopo averla visitata, si trova nella zona centralissima del paesino e consiste nel più antico gruppo di case attorno alle quali si è poi sviluppato il resto. Ora è una zona degradata, alcune case sono lasciate vuote, altre sono da rifare completamente tanto da spendere in ristrutturazione tanto quanto il valore pagato per la casa stessa; altre sono ristrutturate ma i proprietari stanno già cercando di venderle. Caratteristica della zona sono le stradine di acciottolato, l'alternarsi di facciate ridipinte con facciate scrostate e i giardinetti sul retro lasciati incolti. Non per niente i prezzi delle case sono i più bassi che abbia mai sentito.
In questa zona abbiamo visto un appartamento su due livelli con una scala che era ancora quella originaria, talmente ripida e con la pestata talmente stretta che una scala a pioli sarebbe stata più sicura. L'altro piccolo difetto era il bagno ricavato in una specie sottoscala che si affacciava direttamente sulla cucina e sul quale abbiamo espresso i nostri dubbi sul fatto che fosse a norma. Ai tempi in cui i servizi igienici erano tutti all'esterno doveva essere stato un lusso ma a noi bamboccioni viziati l'urgenza di un bisognino nel cuore della notte potrebbe costare la vita (non tanto per il bagno angusto ma per le scale ripide). L'appartamento confinante era speculare ma con una caratteristica: era messo ancora peggio. Per fortuna il proprietario non si è presentato all'appuntamento e non abbiamo potuto vederne l'interno.
Il gioiellino della bidonville però era un altro, fra tutte le case che ho visitato in quei mesi ce ne sono state tre in cui l'agente immobiliare ha raggiunto le massime vette di abbellimento della realtà nel tentativo di venderle, quella che sto per descrivere è una di queste. L'appartamento di per sé non era malvagio: su tre livelli - una stanza su ogni livello - ma di recentissima ristrutturazione. Tutto nuovo compresi gli impianti a norma e lo split per l'aria condizionata in camera. Unico particolare suscitante ilarità: aprendo la porta per uscire dal bagno potevi ammazzare chi stava salendo le scale in quel momento, ma si possono sempre concordare una serie di avvisi codificati: tipo fare il verso dell'upupa come avvertimento prima di spalancare l'uscio.
L'appartamento era venduto corredato di garage, corte esterna, giardino di proprietà e ampia terrazza. La corte esterna non si poteva definire a tutti gli effetti di proprietà visto che consisteva nel diritto di utilizzare i dodici metri di acciottolato davanti all'uscio di casa per parcheggiare l'eventuale seconda macchina, ma la definizione di corte esterna suona meglio. Il garage era classico, nella parete di fondo c'era un'apertura provvista di porta ricavata da una rete da letto che si apriva sul giardino di proprietà. Aprire è un verbo che riporta alla mente luce e spazio, pertanto è qui male utilizzato: il giardino era una giungla buia di sterpaglie che si inerpicavano su pannelli ondulati in plastica verde coperti da una tettoia di metallo arrugginito tenuta su con l'ausilio di un palo di legno. L'unico attrezzo utilizzabile in quella selva oscura era il lanciafiamme ma sarebbe stato un atto orribile massacrare il bilione di creature striscianti che la popolavano; c'era un intero universo di micro-esseri viventi là in mezzo, però il termine giardino di proprietà suona bene, molto meglio di laboratorio privato per gli studi entomologici.
Lasciamo da parte la corte privata e lasciamo da parte il giardino di proprietà, ciò che dava veramente valore all'appartamento era l'ampia terrazza. Non ci si accedeva dall'appartamento bensì salendo sul tetto incatramato dei garage, da qui bisognava poi andare... da nessuna parte: il tetto incatramato dei garage ERA l'ampia terrazza, sulla quale, nelle calde giornate di sole si potevano fare svariate attività: giocare con gli amici a m'impalugo-non-m'impalugo; sfidarsi a jack-ass saltando sulla tettoia arrugginita del giardino di proprietà scommettendo su chi l'avrebbe fatta crollare prima; cronometrare in quanto tempo giunge il collasso pranzando sotto al sole estivo con il calore che sale dal catrame. L'ampia terrazza non era di uso esclusivo ma in comproprietà con gli altri proprietari, ognuno infatti aveva a disposizione per sé la porzione di tetto sul proprio garage, la nostra sarebbe stata l'ultima in fondo ma l'agente immobiliare ci ha assicurato che avremmo vantato il diritto di passaggio.
E malgrado tutto questo, ci siamo lasciati sfuggire l'occasione...
Continua nel prossimo revival.
In questa zona abbiamo visto un appartamento su due livelli con una scala che era ancora quella originaria, talmente ripida e con la pestata talmente stretta che una scala a pioli sarebbe stata più sicura. L'altro piccolo difetto era il bagno ricavato in una specie sottoscala che si affacciava direttamente sulla cucina e sul quale abbiamo espresso i nostri dubbi sul fatto che fosse a norma. Ai tempi in cui i servizi igienici erano tutti all'esterno doveva essere stato un lusso ma a noi bamboccioni viziati l'urgenza di un bisognino nel cuore della notte potrebbe costare la vita (non tanto per il bagno angusto ma per le scale ripide). L'appartamento confinante era speculare ma con una caratteristica: era messo ancora peggio. Per fortuna il proprietario non si è presentato all'appuntamento e non abbiamo potuto vederne l'interno.
Il gioiellino della bidonville però era un altro, fra tutte le case che ho visitato in quei mesi ce ne sono state tre in cui l'agente immobiliare ha raggiunto le massime vette di abbellimento della realtà nel tentativo di venderle, quella che sto per descrivere è una di queste. L'appartamento di per sé non era malvagio: su tre livelli - una stanza su ogni livello - ma di recentissima ristrutturazione. Tutto nuovo compresi gli impianti a norma e lo split per l'aria condizionata in camera. Unico particolare suscitante ilarità: aprendo la porta per uscire dal bagno potevi ammazzare chi stava salendo le scale in quel momento, ma si possono sempre concordare una serie di avvisi codificati: tipo fare il verso dell'upupa come avvertimento prima di spalancare l'uscio.
L'appartamento era venduto corredato di garage, corte esterna, giardino di proprietà e ampia terrazza. La corte esterna non si poteva definire a tutti gli effetti di proprietà visto che consisteva nel diritto di utilizzare i dodici metri di acciottolato davanti all'uscio di casa per parcheggiare l'eventuale seconda macchina, ma la definizione di corte esterna suona meglio. Il garage era classico, nella parete di fondo c'era un'apertura provvista di porta ricavata da una rete da letto che si apriva sul giardino di proprietà. Aprire è un verbo che riporta alla mente luce e spazio, pertanto è qui male utilizzato: il giardino era una giungla buia di sterpaglie che si inerpicavano su pannelli ondulati in plastica verde coperti da una tettoia di metallo arrugginito tenuta su con l'ausilio di un palo di legno. L'unico attrezzo utilizzabile in quella selva oscura era il lanciafiamme ma sarebbe stato un atto orribile massacrare il bilione di creature striscianti che la popolavano; c'era un intero universo di micro-esseri viventi là in mezzo, però il termine giardino di proprietà suona bene, molto meglio di laboratorio privato per gli studi entomologici.
Lasciamo da parte la corte privata e lasciamo da parte il giardino di proprietà, ciò che dava veramente valore all'appartamento era l'ampia terrazza. Non ci si accedeva dall'appartamento bensì salendo sul tetto incatramato dei garage, da qui bisognava poi andare... da nessuna parte: il tetto incatramato dei garage ERA l'ampia terrazza, sulla quale, nelle calde giornate di sole si potevano fare svariate attività: giocare con gli amici a m'impalugo-non-m'impalugo; sfidarsi a jack-ass saltando sulla tettoia arrugginita del giardino di proprietà scommettendo su chi l'avrebbe fatta crollare prima; cronometrare in quanto tempo giunge il collasso pranzando sotto al sole estivo con il calore che sale dal catrame. L'ampia terrazza non era di uso esclusivo ma in comproprietà con gli altri proprietari, ognuno infatti aveva a disposizione per sé la porzione di tetto sul proprio garage, la nostra sarebbe stata l'ultima in fondo ma l'agente immobiliare ci ha assicurato che avremmo vantato il diritto di passaggio.
E malgrado tutto questo, ci siamo lasciati sfuggire l'occasione...
Continua nel prossimo revival.