TO SEE OR NOT TO SEE
Feb. 24th, 2008 02:22 pmA fine gennaio ho fatto la visita oculistica di controllo. È passato un anno dall'operazione anti miopia e ci vedo ancora! Prima di fare l'operazione avevo scattato delle foto, sfocandole con photoshop fino al mio grado di miopia, per tenermi una testimonianza di come ci vedevo prima di riacquistare i dieci decimi.
Sono contenta di averle scattate. Oggi le ho riguardate ed è incredibile di quanto in fretta io mi sia abituata a non avere più gli occhiali e di quanto in fretta mi sia dimenticata di come NON ci vedessi.
Mi ero sempre ripromessa di scrivere un post sull'operazione senza farlo mai. Mi sembra che l'anniversario annuale sia una buona occasione per vincere l'inerzia e fare la cronaca di un evento che ha cambiato non di poco la mia vita.
Questa è la cronaca dell'operazione che ho fatto io. Ne esistono di molti tipi differenti, io mi sono sottoposta alla PRK.
Già una settimana prima dell'operazione bisogna darsi tutti i giorni tre colliri differenti. Per chi porta le lenti a contatto la cosa è più lunga perché deve iniziare almeno quindici giorni prima la terapia dei colliri, inoltre non deve più indossare le lenti. Non portando lenti a contatto, per me è una settimana è stata sufficiente.
Il giorno dell'operazione bisogna farsi accompagnare perché dopo non si è in grado di tenere gli occhi aperti. Non credete a chi vi dice che è una questione di cinque minuti e che quando ti alzi ci vedi già bene. Sia per me che per mio fratello non è stato affatto così; a lui ci sono voluti tre giorni per riuscire a mettere a fuoco, a me quattro o cinque.
Comunque, che l'operazione duri solo cinque minuti (per ogni occhio) è vero. Ecco la telecronaca della mia.
Sala d'aspetto con poltrone, tè annacquato come rinfresco e monitor su cui scorrono le informazioni sui vantaggi dell'operazione laser.
Arriva un'infermiera che fa togliere orologi, catenine, orecchini, eccetera e ci accerta che non ci sia né trucco né fondotinta sul viso. Non portando gioielli e non truccandomi, questa fase, nel mio caso, è stata molto veloce. Se non altro non ci sono controindicazioni del tipo che devi stare senza mangiare o cose del genere.
Mancano cinque minuti all'operazione ed è l'ora del collirio anestetico. Dopodiché inizia la vestizione. Sugli abiti indossati mi mettono uno di quei camici usa e getta di pannocarta, sulle scarpe dei copriscarpe dello stesso materiale ed in testa la cuffia per tenere indietro i capelli.
Dico all'infermiera che posso vestirmi da sola ma per una qualche ragione vuole farlo lei; neanche fossimo (parlo al plurale perché eravamo in cinque, quella mattina, a subire l'operazione) bambini da coccolare a tutti i costi.
Nella stanza delle apparecchiature ci sono il chirurgo, l'ottico ed un'infermiera. Mi sdraio a pancia in su sul lettino e l'infermiera mi mette altro collirio anestetico. La stanza è buia e io sono senza occhiali, pertanto non posso farne una descrizione accurata. L'apparecchiatura laser è sopra la mia testa inseme alla lampada dalla luce accecante che serve al chirurgo per vedere bene dentro l'occhio.
Dopo un altro minuto per permettere al collirio di fare effetto, il chirurgo inserisce il divaricatore oculare, quell'aggeggio che impedisce alle palpebre di chiudersi. Non chiedetemi com'è fatto, non ne ho la minima idea. Grazie al cielo è troppo vicino perché io lo metta a fuoco e non voglio togliermi la curiosità a posteriori.
Ricordo però, anche ad un anno di distanza, che il chirurgo ha detto questa frase:
“Adesso inserisco il divaricatore, lei solo non stringa le palpebre mentre entra. Ecco, le ha strette, fate tutti così.”
E chissà perché!? Ma ti diverti?
Il divaricatore non fa male, anche perché ormai l'anestetico ha già fatto effetto e non si sente più nessun tipo di dolore. Ero convinta che con gli occhi anestetizzati non ci si vedesse ed invece ci si vede bene. Bene... certo, se non si fosse miopi.
L'operazione inizia, nel mio caso, dall'occhio sinistro che è il più debole e ha bisogno dell'intervento più pesante.
L'apparecchiatura laser viene posizionata ad una trentina di centimetri dalla mia faccia.
“Guardi il puntino rosso.”
C'è una lucetta rossa sul macchinario, inizio a fissarla.
Il chirurgo entra nell'occhio e toglie l'epitelio, grattandolo via con un piccolo strumento dalla superficie della pupilla. L'epitelio è una pellicola che serve a proteggere gli occhi, una specie di pellicina. Da quel momento l'unico cosa che riesco a distinguere sono le luci e le ombre, anzi l'unica cosa che vedo è la fortissima luce bianca puntata nell'occhio.
Tolto l'epitelio, il laser viene attivato. Il raggio è collegato ad un computer in cui sono inseriti tutti i miei dati raccolti nelle visite oculistiche fatte in precedenza.
Dopo una decina di secondi inizio a sentire odore di bruciato. Dopo altri cinque realizzo che sono io. Sono io che sto facendo odore di bruciato, è la cornea del mio occhio che viene bruciata e rimodellata dal laser.
Mi chiedo se sto ancora fissando il puntino rosso correttamente perché non vedo più nulla, ma visto che il chirurgo non dice niente si vede che va bene così.
Il primo passaggio con il raggio laser finisce. L'infermiera mi mette del collirio nell'occhio per lavarlo ed il chirurgo pulisce bene con il suo strumentino. Poi c'è il secondo passaggio con il raggio laser. Di nuovo collirio per pulire il tutto e poi si passa all'occhio destro. Il divaricatore oculare viene tolto dall'occhio sinistro e posizionato nell'altro, l'iter ricomincia.
L'ultima cosa è l'applicazione delle lenti a contatto protettive. Devono essere tenute quattro giorni che è il tempo che ci mette l'epitelio a ricrescere.
Quando mi alzo dal lettino gli occhi mi lacrimano per il collirio e la forte luce che fino a questo momento è stata puntata dritta dentro le mie pupille.
Ci vedo e non ci vedo, gli oggetti sono a fuoco e non lo sono. È una sensazione che non riesco a riprodurre con un'immagine.
Inforco gli occhiali da sole e torno nella sala d'aspetto, dopo una mezz'oretta, appurato che non c'è l'insorgere di nessuna complicazione, torno a casa, ma non prima di aver staccato l'assegno per il pagamento, che riesco a compilare da sola malgrado lo stato di “ci vedo/non ci vedo” in cui sono. E questo mi tranquillizza.
Fuori c'è il sole, per l'intero tragitto in macchina non riesco a tenere gli occhi aperti perché mi lacrimano in continuazione. La tentazione però è forte, voglio provare a cosa riesco a vedere ma non è molto.
A casa prendo l'antidolorifico e mi infilo a letto. Mio fratello ha fatto l'operazione prima di me e mi ha dato degli ottimi consigli. Grazie a lui non ho sopportato il minimo dolore. In clinica vi prescrivono un antidolorifico e vi dicono che se inizia a farvi male potete prendere una compressa. Ma quel se non è affatto una cosa ipotetica, è certissima e farà un male cane.
L'antidolorifico ci mette un'ora prima di agire, significa restare un'ora con un dolore atroce. Queste sono cose dette da mio fratello, ma visto che lui è il tipo d'uomo che quando ha un raffreddore ne fa una tragedia, all'inizio le ho prese con le molle. Però, quando è una donna che ha partorito due volte a dire che un dolore così non l'aveva mai sentito, allora lo prendo per vero.
Così seguendo il consiglio di mio fratello ho preso l'antidolorifico prima che il collirio anestetico finisse il suo effetto e, sempre seguendo il suo consiglio, ho puntato la sveglia per essere sicura di non lasciare passare mai più di sei ore da una dose all'altra (sei ore è il tempo indicato sul bugiardino dell'antidolorifico preso da me); non importa se questo significa, ad esempio, svegliarsi alle tre di notte per buttar giù la pastiglia, perché tanto in quei giorni a riaddormentarsi non si fa nessuna fatica.
Nei quattro giorni successivi all'operazione ho dormito all'incirca quattordici ore al giorno. È normale perché, al contrario di quel che sembra, il fisico esce molto stressato da questo tipo di intervento.
Non ci si pensa perché l'operazione dura a malapena una decina di minuti, si fa da svegli e si torna a casa subito, senza nessun tipo di degenza. Però vengono toccati gli occhi, che sono una parte sensibilissima del corpo ed il fisico si mette subito in risparmio d'energia per riparare a quello che lui percepisce come un danno subito e non come un intervento migliorativo. L'unica cosa che il corpo percepisce è che parte della cornea è appena stata bruciata via, questa è un'aggressione in piena regola.
Dormire così tanto è una fortuna, perché far passare quattro giorni senza poter leggere, stare al computer, fare la settimana enigmistica, guardare la televisione o fare qualsiasi altra attività che comporti l'uso della vista è dura. Ho passato il tempo ad ascoltare musica e vecchie puntate di “Viva Radio 2” che avevo registrato.
Di uscire a passeggiare non se ne parlava, troppo freddo e troppa luce. Un altro consiglio datomi da mio fratello è stato quello di affrontare l'intervento in inverno e non in estate, perché d'inverno viene buio prima. Ottimo consiglio. Oltre alla luce eccessiva, un altro svantaggio dell'estate è il caldo.
Dopo l'operazione, per un mese intero non si può fare attività fisica che faccia sudare. Il sudore è acido ed oltre a provocare bruciore interferisce con la corretta guarigione degli occhi. Questo per me ha voluto dire semplicemente rinunciare ad un mese di palestra ma per chi fa un lavoro manuale deve pensarci bene a questa cosa.
Prendendo l'antidolorifico gli occhi non fanno male ma il fastidio ed il prurito restano. Per non rischiare di sfregarmi gli occhi nel sonno (e svegliarmi urlando dal dolore) ho dormito con un vecchio paio di occhiali da sole di plasticazza che mi calzavano ben stabili. Alcune cliniche danno una specie di conchiglia, la mia non le fornisce ma io mi sono trovata meglio con gli occhiali da sole. Avevo anche comprato una di quelle mascherine per dormire ma non vanno bene, perché toccano le palpebre e provocano prurito; per me gli occhiali da sole sono la soluzione ideale.
La forte lacrimazione mi ha fatto perdere la lente protettiva destra, così l'occhio sinistro è guarito prima; già dopo quattro giorni ero in grado di leggere da lontano l'orologio a parete del soggiorno. Il destro è guarito più lentamente, un tempo infinito a mio avviso, ma nella realtà soltanto un paio di giorni. La prima volta che sono salita su di un autobus ho passato l'intero tragitto a leggere tutte le insegne dei negozi, comprese le targhe dei dentisti fuori dai portoni.
La settimana successiva all'intervento ero già in grado di girare autonomanente, sono andata a Milano in treno riuscendo a leggere senza difficoltà tutte le scritte sia alla stazione che in metropolitana.
Per riuscire a leggere da vicino, invece, ci ho messo due settimane. Non riuscivo a mettere a fuoco (se non con estrema fatica) la pagina di un libro o le istruzioni dietro ai contenitori.
Ho parlato di questa difficoltà al chirurgo durante una delle visite di controllo post-operatorie e mi ha risposto: "Bene vediamo".
Mi ha messo davanti un cartoncino-test con scritte di varia grandezza per testare la capacità di leggere da vicino. L'ho guardato senza riuscire a mettere a fuoco una sola riga, poi la mia bocca ha iniziato a dire: "La meteorologia..." e il mio cervello intanto pensava: "Ma che ca**o sto dicendo?"
Il chirurgo: "Ma come non riesci a leggere? Ci riesci pure."
Sono uscita dalla visita che ero un po' confusa.
Quando sono tornata al lavoro avevo ancora molte difficoltà a leggere, il giorno dopo non avevo più nessun problema. Dovendo per forza leggere tutto il giorno (faccio l'impiegata) ho imparato per forza di cose a mettere a fuoco anche da vicino e adesso leggo benissimo.
Le prime volte che riuscivo a mettere a fuoco si verificava questo fenomeno: il miei occhi vedevano, il mio cervello se ne rendeva conto ma rifiutava di accettare l'informazione.
Spesso davanti ad una scritta mi rendevo conto che potevo leggerla ma non riuscivo a farlo a voce alta, dovevo ancora abituarmi a questo nuovo super-potere dei dieci decimi di vista.
:-:
Sono contenta di averle scattate. Oggi le ho riguardate ed è incredibile di quanto in fretta io mi sia abituata a non avere più gli occhiali e di quanto in fretta mi sia dimenticata di come NON ci vedessi.
Mi ero sempre ripromessa di scrivere un post sull'operazione senza farlo mai. Mi sembra che l'anniversario annuale sia una buona occasione per vincere l'inerzia e fare la cronaca di un evento che ha cambiato non di poco la mia vita.
Questa è la cronaca dell'operazione che ho fatto io. Ne esistono di molti tipi differenti, io mi sono sottoposta alla PRK.
Già una settimana prima dell'operazione bisogna darsi tutti i giorni tre colliri differenti. Per chi porta le lenti a contatto la cosa è più lunga perché deve iniziare almeno quindici giorni prima la terapia dei colliri, inoltre non deve più indossare le lenti. Non portando lenti a contatto, per me è una settimana è stata sufficiente.
Il giorno dell'operazione bisogna farsi accompagnare perché dopo non si è in grado di tenere gli occhi aperti. Non credete a chi vi dice che è una questione di cinque minuti e che quando ti alzi ci vedi già bene. Sia per me che per mio fratello non è stato affatto così; a lui ci sono voluti tre giorni per riuscire a mettere a fuoco, a me quattro o cinque.
Comunque, che l'operazione duri solo cinque minuti (per ogni occhio) è vero. Ecco la telecronaca della mia.
Sala d'aspetto con poltrone, tè annacquato come rinfresco e monitor su cui scorrono le informazioni sui vantaggi dell'operazione laser.
Arriva un'infermiera che fa togliere orologi, catenine, orecchini, eccetera e ci accerta che non ci sia né trucco né fondotinta sul viso. Non portando gioielli e non truccandomi, questa fase, nel mio caso, è stata molto veloce. Se non altro non ci sono controindicazioni del tipo che devi stare senza mangiare o cose del genere.
Mancano cinque minuti all'operazione ed è l'ora del collirio anestetico. Dopodiché inizia la vestizione. Sugli abiti indossati mi mettono uno di quei camici usa e getta di pannocarta, sulle scarpe dei copriscarpe dello stesso materiale ed in testa la cuffia per tenere indietro i capelli.
Dico all'infermiera che posso vestirmi da sola ma per una qualche ragione vuole farlo lei; neanche fossimo (parlo al plurale perché eravamo in cinque, quella mattina, a subire l'operazione) bambini da coccolare a tutti i costi.
Nella stanza delle apparecchiature ci sono il chirurgo, l'ottico ed un'infermiera. Mi sdraio a pancia in su sul lettino e l'infermiera mi mette altro collirio anestetico. La stanza è buia e io sono senza occhiali, pertanto non posso farne una descrizione accurata. L'apparecchiatura laser è sopra la mia testa inseme alla lampada dalla luce accecante che serve al chirurgo per vedere bene dentro l'occhio.
Dopo un altro minuto per permettere al collirio di fare effetto, il chirurgo inserisce il divaricatore oculare, quell'aggeggio che impedisce alle palpebre di chiudersi. Non chiedetemi com'è fatto, non ne ho la minima idea. Grazie al cielo è troppo vicino perché io lo metta a fuoco e non voglio togliermi la curiosità a posteriori.
Ricordo però, anche ad un anno di distanza, che il chirurgo ha detto questa frase:
“Adesso inserisco il divaricatore, lei solo non stringa le palpebre mentre entra. Ecco, le ha strette, fate tutti così.”
E chissà perché!? Ma ti diverti?
Il divaricatore non fa male, anche perché ormai l'anestetico ha già fatto effetto e non si sente più nessun tipo di dolore. Ero convinta che con gli occhi anestetizzati non ci si vedesse ed invece ci si vede bene. Bene... certo, se non si fosse miopi.
L'operazione inizia, nel mio caso, dall'occhio sinistro che è il più debole e ha bisogno dell'intervento più pesante.
L'apparecchiatura laser viene posizionata ad una trentina di centimetri dalla mia faccia.
“Guardi il puntino rosso.”
C'è una lucetta rossa sul macchinario, inizio a fissarla.
Il chirurgo entra nell'occhio e toglie l'epitelio, grattandolo via con un piccolo strumento dalla superficie della pupilla. L'epitelio è una pellicola che serve a proteggere gli occhi, una specie di pellicina. Da quel momento l'unico cosa che riesco a distinguere sono le luci e le ombre, anzi l'unica cosa che vedo è la fortissima luce bianca puntata nell'occhio.
Tolto l'epitelio, il laser viene attivato. Il raggio è collegato ad un computer in cui sono inseriti tutti i miei dati raccolti nelle visite oculistiche fatte in precedenza.
Dopo una decina di secondi inizio a sentire odore di bruciato. Dopo altri cinque realizzo che sono io. Sono io che sto facendo odore di bruciato, è la cornea del mio occhio che viene bruciata e rimodellata dal laser.
Mi chiedo se sto ancora fissando il puntino rosso correttamente perché non vedo più nulla, ma visto che il chirurgo non dice niente si vede che va bene così.
Il primo passaggio con il raggio laser finisce. L'infermiera mi mette del collirio nell'occhio per lavarlo ed il chirurgo pulisce bene con il suo strumentino. Poi c'è il secondo passaggio con il raggio laser. Di nuovo collirio per pulire il tutto e poi si passa all'occhio destro. Il divaricatore oculare viene tolto dall'occhio sinistro e posizionato nell'altro, l'iter ricomincia.
L'ultima cosa è l'applicazione delle lenti a contatto protettive. Devono essere tenute quattro giorni che è il tempo che ci mette l'epitelio a ricrescere.
Quando mi alzo dal lettino gli occhi mi lacrimano per il collirio e la forte luce che fino a questo momento è stata puntata dritta dentro le mie pupille.
Ci vedo e non ci vedo, gli oggetti sono a fuoco e non lo sono. È una sensazione che non riesco a riprodurre con un'immagine.
Inforco gli occhiali da sole e torno nella sala d'aspetto, dopo una mezz'oretta, appurato che non c'è l'insorgere di nessuna complicazione, torno a casa, ma non prima di aver staccato l'assegno per il pagamento, che riesco a compilare da sola malgrado lo stato di “ci vedo/non ci vedo” in cui sono. E questo mi tranquillizza.
Fuori c'è il sole, per l'intero tragitto in macchina non riesco a tenere gli occhi aperti perché mi lacrimano in continuazione. La tentazione però è forte, voglio provare a cosa riesco a vedere ma non è molto.
A casa prendo l'antidolorifico e mi infilo a letto. Mio fratello ha fatto l'operazione prima di me e mi ha dato degli ottimi consigli. Grazie a lui non ho sopportato il minimo dolore. In clinica vi prescrivono un antidolorifico e vi dicono che se inizia a farvi male potete prendere una compressa. Ma quel se non è affatto una cosa ipotetica, è certissima e farà un male cane.
L'antidolorifico ci mette un'ora prima di agire, significa restare un'ora con un dolore atroce. Queste sono cose dette da mio fratello, ma visto che lui è il tipo d'uomo che quando ha un raffreddore ne fa una tragedia, all'inizio le ho prese con le molle. Però, quando è una donna che ha partorito due volte a dire che un dolore così non l'aveva mai sentito, allora lo prendo per vero.
Così seguendo il consiglio di mio fratello ho preso l'antidolorifico prima che il collirio anestetico finisse il suo effetto e, sempre seguendo il suo consiglio, ho puntato la sveglia per essere sicura di non lasciare passare mai più di sei ore da una dose all'altra (sei ore è il tempo indicato sul bugiardino dell'antidolorifico preso da me); non importa se questo significa, ad esempio, svegliarsi alle tre di notte per buttar giù la pastiglia, perché tanto in quei giorni a riaddormentarsi non si fa nessuna fatica.
Nei quattro giorni successivi all'operazione ho dormito all'incirca quattordici ore al giorno. È normale perché, al contrario di quel che sembra, il fisico esce molto stressato da questo tipo di intervento.
Non ci si pensa perché l'operazione dura a malapena una decina di minuti, si fa da svegli e si torna a casa subito, senza nessun tipo di degenza. Però vengono toccati gli occhi, che sono una parte sensibilissima del corpo ed il fisico si mette subito in risparmio d'energia per riparare a quello che lui percepisce come un danno subito e non come un intervento migliorativo. L'unica cosa che il corpo percepisce è che parte della cornea è appena stata bruciata via, questa è un'aggressione in piena regola.
Dormire così tanto è una fortuna, perché far passare quattro giorni senza poter leggere, stare al computer, fare la settimana enigmistica, guardare la televisione o fare qualsiasi altra attività che comporti l'uso della vista è dura. Ho passato il tempo ad ascoltare musica e vecchie puntate di “Viva Radio 2” che avevo registrato.
Di uscire a passeggiare non se ne parlava, troppo freddo e troppa luce. Un altro consiglio datomi da mio fratello è stato quello di affrontare l'intervento in inverno e non in estate, perché d'inverno viene buio prima. Ottimo consiglio. Oltre alla luce eccessiva, un altro svantaggio dell'estate è il caldo.
Dopo l'operazione, per un mese intero non si può fare attività fisica che faccia sudare. Il sudore è acido ed oltre a provocare bruciore interferisce con la corretta guarigione degli occhi. Questo per me ha voluto dire semplicemente rinunciare ad un mese di palestra ma per chi fa un lavoro manuale deve pensarci bene a questa cosa.
Prendendo l'antidolorifico gli occhi non fanno male ma il fastidio ed il prurito restano. Per non rischiare di sfregarmi gli occhi nel sonno (e svegliarmi urlando dal dolore) ho dormito con un vecchio paio di occhiali da sole di plasticazza che mi calzavano ben stabili. Alcune cliniche danno una specie di conchiglia, la mia non le fornisce ma io mi sono trovata meglio con gli occhiali da sole. Avevo anche comprato una di quelle mascherine per dormire ma non vanno bene, perché toccano le palpebre e provocano prurito; per me gli occhiali da sole sono la soluzione ideale.
La forte lacrimazione mi ha fatto perdere la lente protettiva destra, così l'occhio sinistro è guarito prima; già dopo quattro giorni ero in grado di leggere da lontano l'orologio a parete del soggiorno. Il destro è guarito più lentamente, un tempo infinito a mio avviso, ma nella realtà soltanto un paio di giorni. La prima volta che sono salita su di un autobus ho passato l'intero tragitto a leggere tutte le insegne dei negozi, comprese le targhe dei dentisti fuori dai portoni.
La settimana successiva all'intervento ero già in grado di girare autonomanente, sono andata a Milano in treno riuscendo a leggere senza difficoltà tutte le scritte sia alla stazione che in metropolitana.
Per riuscire a leggere da vicino, invece, ci ho messo due settimane. Non riuscivo a mettere a fuoco (se non con estrema fatica) la pagina di un libro o le istruzioni dietro ai contenitori.
Ho parlato di questa difficoltà al chirurgo durante una delle visite di controllo post-operatorie e mi ha risposto: "Bene vediamo".
Mi ha messo davanti un cartoncino-test con scritte di varia grandezza per testare la capacità di leggere da vicino. L'ho guardato senza riuscire a mettere a fuoco una sola riga, poi la mia bocca ha iniziato a dire: "La meteorologia..." e il mio cervello intanto pensava: "Ma che ca**o sto dicendo?"
Il chirurgo: "Ma come non riesci a leggere? Ci riesci pure."
Sono uscita dalla visita che ero un po' confusa.
Quando sono tornata al lavoro avevo ancora molte difficoltà a leggere, il giorno dopo non avevo più nessun problema. Dovendo per forza leggere tutto il giorno (faccio l'impiegata) ho imparato per forza di cose a mettere a fuoco anche da vicino e adesso leggo benissimo.
Le prime volte che riuscivo a mettere a fuoco si verificava questo fenomeno: il miei occhi vedevano, il mio cervello se ne rendeva conto ma rifiutava di accettare l'informazione.
Spesso davanti ad una scritta mi rendevo conto che potevo leggerla ma non riuscivo a farlo a voce alta, dovevo ancora abituarmi a questo nuovo super-potere dei dieci decimi di vista.
:-:
no subject
on 2008-02-25 12:53 pm (UTC)Fantastica (per modo di dire) l'ultima parte: anche se riuscivi a leggere il cervello rifiutava l'informazione... azz.
no subject
on 2008-02-25 02:57 pm (UTC)no subject
on 2008-02-25 04:53 pm (UTC)no subject
on 2008-02-25 09:38 pm (UTC)