Oct. 18th, 2007

sottobosco: (Default)
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My Third post in [profile] 100_snapshots 
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Photographer: Psicoside
Number of Photos: 5
Themes: 03 Feathered - 37 Empty - 74 Find - 81 Vacant - 87 Wait.
Location: Italy - Bologna.


#03 - Feathered [feathers lost by some pigeons]



#37 - Empty
[No mail today]



#74 - Find
[Ten lucky cent]



#81 - Vacant [table and benches in the park]



#87 - Wait [...because cars don't]

colo
sottobosco: (Default)
N Category: Democratic Socialists
Civil Rights: Very Good
Economy: Reasonable
Political Freedoms: Excellent
Regional Influence: Minnow

The Borderlands of Sequojeda is a massive, socially progressive nation, renowned for its punitive income tax rates. Its compassionate, intelligent population of 1.646 billion are fiercely patriotic and enjoy great social equality; they tend to view other, more capitalist countries as somewhat immoral and corrupt.

It is difficult to tell where the omnipresent, socially-minded government stops and the rest of society begins, but it juggles the competing demands of Education, the Environment, and Public Transport. The average income tax rate is 64%, and even higher for the wealthy. The private sector is almost wholly made up of enterprising fourteen-year-old boys selling lemonade on the sidewalk, although the government is looking at stamping this out.

Citizens are remarkably well involved in the political process, female newsreaders distract the nation by breastfeeding during broadcast, children have taken to using semaphore in light of the recent mobile phone ban, and the government extracts trade concessions from poor nations in exchange for humanitarian aid. Crime -- especially youth-related -- is moderate, probably because of the country's utter lack of prisons. Sequojeda's national animal is the beaver, which frolics freely in the nation's many lush forests, and its currency is the orbis.

Sequojeda is ranked 143rd in the region and 8,583rd in the world for Best Weather.
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Tutto è iniziato quando qualche mente malata ha pensato che un gemellaggio fra enti delle varie regioni fosse una buona idea. Così ieri a noi toccava la visita della delegazione abruzzese. Il mio unico compito in tutto questo era soltanto quello di prelevare duemila euro in contanti dalla banca e consegnarli agli accompagnatori che li avrebbero usati per pagare a questo gruppone pranzi, cene e varie visite per la regione.
Vado in banca, prendo i contanti, li porto in ufficio e li metto in cassaforte. Fin qui tutto bene, faccio solo la premessa che la nostra cassaforte è una scatola di solido metallo che si apre con una chiave lunga come quelle dei portoni. Niente combinazioni e niente di troppo complicato. E' uno di quei modelli che andrebbero incassati nel muro, ma che noi teniamo dentro ad un armadio dell'ufficio.
In ogni caso la mattinata passa, arriva l'una ed il mio capo entra in ufficio chiedendo: "I soldi! I soldi!"
Ah, ah, ho tutto pronto, ora li prendo. Vado alla cassaforte e…
Dunque, vado alla cassaforte e…
Insomma, sono alla cassaforte e…
"La cassaforte non si apre!"
"Come non si apre?!"
"La chiave gira ma lo sportello non si apre!"
Tiriamo la cassaforte fuori dall'armadio, è piccola ma pesa come una dannata. Il mio capo fa qualche tentativo con la chiave facendola girare nella serratura, la estrae e me la dà in mano.
Rimetto la chiave nella serratura e tento ancora: "Non si apre!"
"Ma se ho tirato fuori la chiave!"
Io, il mio capo, non lo capisco…
Dopo cinque minuti c'è un gruppetto di persone in ufficio che tenta senza successo di aprire la cassaforte. Sembriamo un gruppo di scimmiette affaccendate; a me sembra di essere quella che suona i piatti (sdedeng! Sdedeng! Sdedeng!), non so perché ma ho questa immagine.
La responsabile del progetto fa pressing perché ha quindici persone da portare a pranzo in un ristorante già prenotato e vuole i soldi. Come spesso succede in questi casi inizia una girandola di frasi cretine. Ma la più cretina di tutte è quella del Super Capo che marcia dentro l'ufficio, tenta di aprire la cassaforte, non ci riesce ed esclama: "Ma voi i soldi li tenete in cassaforte?" con grave tono d'accusa.
Panico. Il mio capo tenta di scusarsi per questa stramba abitudine che ci è presa all'improvviso.
Grazie al mio infimo livello posso fare la faccia da impiegatuccia decerebrata e rispondere con uno sguardo vuoto e grazie al mio carattere chiuso non mi viene da ribattere con frasi suicide del tipo:
"Noooo, è solo perché stiamo facendo pulire le cornici. Io i contanti li tengo sempre appesi alle pareti."
"Noooo, li impilo diligentemente nel cestino della carta straccia tutte le sere. Non so proprio chi possa avermeli piazzati a tradimento in cassaforte."
"Ci avevo fatto delle barchette, li avevo appoggiati un attimo lì prima di giocarci nel lavandino."
Nel frattempo con la coda dell'occhio noto che il bancomat è sul fondo dell'armadio. L'ultima volta che ho aperto la cassaforte (che per inciso la apro e chiudo innumerevoli volte al giorno senza che mi abbia mai dato un problema) ho dimenticato di mettercelo dentro.
Ah! Ah! Con fare professionale sfodero il bancomat. Problema risolto, il pranzo si può pagare con questo.
Una volta messa la pezza, l'ufficio si svuota: restiamo io, la cassaforte, e il fisico nucleare.
Il pranzo è risolto, ma la cena no, il bancomat non ha un limite di spesa sufficiente. Entro sera quei dannati soldi devono uscire dalla cassaforte. E visto che il Super Capo non ha tempo di andare in banca a prelevarne degli altri, e non posso andarci io perché il libretto degli assegni è, ovviamente, dentro la cassaforte, questa dannata deve essere aperta.
Iniziano a venirmi in mente strane idee: siamo al terzo piano… io la butto giù dalla finestra, vuoi che non si apra?
E ci vado pure, alla finestra, per controllare se siamo abbastanza in alto, ma sotto ci sono delle persone che hanno deciso di fare la pausa caffè in cortile. Riesco a rinsavire in tempo. Forse è meglio abbandonare queste strambe idee e telefonare tipo… all'assistenza? Per qualche congiunzione astrale il fisico nucleare ha il biglietto da visita di un ragazzo che aggiusta e cambia le serrature.
Un'ora dopo il ragazzo è già qui. Gli mostro la cassaforte: "Vedi, la chiave gira ma lo sportello non si a…"
claclank!
"…pre…"
Pensavo succedesse solo nei film. Lo sportello si apre al primo colpo. Per scrupolo il ragazzo controlla la serratura ma è tutto a posto.
"Lo sportello era bloccato perché un foglio ci era finito in mezzo. L'avete stipata con un sacco di carta."
Per forza, gli ispettori che assegnano il certificato di qualità pretendono che ci teniamo tutta una serie di documenti dentro. Per via della privacy, dicono.
"Comunque non dovreste scossarla…"
Scossarla?
"…Perché altrimenti un altro foglio potrebbe rimanere incastrato di nuovo."
Tento di spiegargli che la cassaforte l'abbiamo presa fuori dall'armadio e messa sul pavimento al centro dell'ufficio per avere più spazio di manovra durante l'emergenza, e non perché di solito la teniamo lì, sul pavimento al centro dell'ufficio. Non so perché ma sembra non crederci.
Probabilmente se ne va convinto che la usiamo per fare stepping durante la pausa caffè. Si sa che l'impiegato è più produttivo se spezza il ritmo della sedentarietà del suo lavoro con un po' d'esercizio. Oppure che la usiamo come altare per i nostri strani riti di adorazione del dio denaro.
Nel tardo pomeriggio la responsabile del progetto-gemellaggio viene a prendersi i soldi e se ne esce con:
"Senti, e se convincessi i fornitori a darci i dati della banca così tu li puoi pagare con bonifico? In questo modo posso prendere solo seicento euro invece che duemila, eh? Così non mi tocca girare con così tanti contanti, che ne pensi?"
Io penso: Che cosa ci vado a fare a lezione di jujitsu se adesso non ti posso prendere e buttare giù dalla finestra al posto della cassaforte?"
E invece dico: "Ah!"
Potrei dire anche altre cose, ma il post lo volevo fare sulla storia della cassaforte e quella è già finita; a modo suo bene.
Comunque, ecco cosa ne farò dei contanti d'ora in poi:



Mmm, o forse no...
:-:

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