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Il libro:
Hunger Games. È uno dei pochi libri che è riuscito a piacermi dopo essermi letta di fila la saga di Games of Thrones.
G.R.R. Martin mi ha rovinato: i libri letti successivamente sono sbrigativi, poco dettagliati e confusi. Questa è l’impressione che mi danno dopo un anno passato a Westeros e dintorni.
Eccetto Hunger Games, che è stato una sorpresa. Ne avevo sentito parlare molto bene ma conoscendo la trama solo a grandi linee ero convinta che fosse basato su patemi amorosi adolescenziali messi furbamente all’intero di uno scenario cruento.
Niente di più sbagliato: il mondo di Panem è ben delineato, gli eventi scorrono secondo una sequenza logica, non si ha l’impressione di forzature per ficcare i protagonisti in determinate situazioni. È presente però qualche coincidenza di comodo per far progredire la trama, ad esempio quando la protagonista ha necessità di distruggere le scorte nemiche e, guarda caso, questi ultimi hanno minato la propria base.
Lo stile di scrittura, in prima persona, è secco e asciutto e le reazioni dei personaggi sono realistiche. La fantomatica storia d’amore che ci dovrebbe essere è decisamente quanto di più atipico abbia mai letto, un punto a favore e una ventata di freschezza per quanto drammatica.
La spettacolarizzazione mediatica del reality è descritta e resa molto bene. Una critica alla società non indifferente.

Il film:
Il film l’ho visto dopo aver letto il libro. Tranne che per qualche dettaglio è molto fedele alla trama. Tento di pensare a cosa avrei capito delle motivazioni dei protagonisti se non avessi letto il libro ma non ne sono in grado. Quindi a parte dire che mi è piaciuto molto non riesco a trovare difetti o buchi di trama. Forse un po’ sbrigativo sul finale, magari per chi non ha letto il libro non viene reso abbastanza bene perché Katniss venga trasformata da donna a bambolina sognante (o forse sì?). Una gradita aggiunta invece il discorso del presidente sulla speranza e sulla necessità di un vincitore, che nel libro manca.
Molto ben resa tutta la parte del reality fra interviste e studi televisivi. Trovo che l’escamotage per spiegare allo spettatore cosa stia succedendo tramite i conduttori televisivi sia ben integrato con il resto della trama. Nel libro il lettore impara tutto grazie ai pensieri della protagonista ma nel film hanno scelto una buona alternativa.

Consiglio sia la lettura del libro sia la visione del film (quest’ultimo però dopo aver letto il libro).
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L'Androide Abram Lincoln

Non mi è piaciuto, non ho molto altro da dire. Dick o non Dick stavolta mi sono annoiata. È colpa dello stile di scrittura: scoordinato, distraente, dialoghi fatti di frasi buttate a caso, reazioni agli eventi da parte dei protagonisti estratte a sorte dal sacchettino.
L’ho letto in traduzione, quindi – magari – posso conservare l’illusione che in lingua madre la storia faccia un effetto migliore.
Il tema portante del romanzo è la schizofrenia e lo stile di scrittura lo rispecchia in pieno, sarà fatto apposta per dare al lettore un’esperienza a tutto tondo? Magari si tratta di un esercizio di stile, o magari si tratta soltanto di confusione e basta.
Dick stesso ha sofferto di schizofrenia, quindi è interessante leggere sull’argomento da chi ha avuto un’esperienza diretta. Penso che sia per questo che vale la pena leggere il libro, malgrado a me personalmente continui a non piacere.
Le recensioni sono discordanti: c’è chi lo osanna e c’è chi invece lo trova brutto, ma per non stroncarlo si limita ad un più diplomatico: "non è l’opera migliore di Dick".
Ammetto che potrebbero esserci paragrafi splendidi se solo fossero scritti meglio. Ad esempio è affascinante il momento in cui l’androide Lincoln prende vita, specialmente perché descritto attraverso gli occhi e le emozioni del protagonista.
Penso che sia questo ad amareggiarmi maggiormente: ciò che avrebbe potuto essere. O forse ciò che è esattamente così come è, e sono io che non riesco a capire; perché alla fine è sempre Dick, e nemmeno io riesco a stroncarlo.

L'Androide Abramo Lincoln
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Gioia e perplessità. Finalmente qualcuno ha pensato di farne un film, spero che siano riusciti a rendere l'atmosfera giusta perché non è affatto semplice.
In ogni caso non vedo l'ora di vederlo. Però prima mi dovrei rileggere il libro dato che sono passati un bel po' di annetti...

IL-PARADISO-DEGLI-ORCHI_14_11_2013
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L’unica vera recensione di questo libro è: leggetelo.
La pappardella che segue sono solo considerazioni personali.

hyperion



Su un’astronave-albero ci sono un prete, un soldato, un teologo, un investigatrice, un poeta, un console e un templare. Sembra l’inizio di una barzelletta ed invece si tratta di un libro di fantascienza di alto livello: Hyperion.
Hyperion relega la maggior parte dei libri che ho letto al ruolo di favolette. Per questo è difficile farne una recensione che non sembri la pubblicità esagerata di una quarta di copertina.
L’impianto del libro è classico: sette personaggi costretti ad un periodo di convivenza forzata raccontano la propria storia. I sette, ognuno per un motivo diverso, stanno compiendo un pellegrinaggio alle Tombe del Tempo per incontrare una terribile e semi-mitologica creatura chiamata Strike, con la consapevolezza che le probabilità di uscirne vivi sono ridotte al minimo. La forza di Hyperion sta nelle storie raccontate dai protagonisti, nella bravura dell’autore di creare mondi e atmosfere; storie mai facili, drammatiche, originali ed evocative.
Leggiamo così le vicende dei pellegrini ed è impossibile sceglierne una e dire: “questa è la mia preferita”. Quando leggiamo la storia del prete sentiamo la voce del prete, quando leggiamo la storia del soldato sentiamo la voce del soldato, e così via, senza che la voce dell’autore si intrometta con le su convinzioni personali o con giudizi annidati fra le righe – nessun facile moralismo – e per scrivere in questo modo ci vuole una grande capacità di immedesimazione. L’unico appunto che posso fare è che, fra tutte le storie, quella dell’investigatrice e la più classica e già vista ma questo non toglie forza al personaggio.
Altro punto che ho apprezzato è l’inserimento nella trama del Debito Temporale, ossia chi viaggia sulle astronavi è sottoposto ad uno scorrere del tempo differente da chi sta fermo su di un pianeta (se sull’astronave sono passati tre mesi, sul pianeta sono passati cinque anni). È il primo libro di fantascienza che leggo che non sorvola sulla relatività ma ne fa il proprio punto di forza.
Difetto: la narrazione è talvolta interrotta dall’inserimento di una poesia. È una cosa che non mi è mai piaciuta a meno che non sia necessario citarne brevi versi a beneficio della trama e qui non succede. L’autore è un fan del poeta Keats e abusa – a mio gusto – di questi inserti. So che le poesie di Keats sono bellissime ma purtroppo la traduzione in lingua italiana le massacra e per me povera lettrice non ferrata in materia si sono rivelate solo una distrazione e non un valore aggiunto.
Hyperion si conclude con un finale aperto che trova piena conclusione nel libro successivo: La Caduta di Hyperion. Tuttavia è uno di quei finali aperti che reputo ben fatto, mi avrebbe soddisfatto anche senza un seguito perché a volte non è importante tanto la destinazione quanto i compagni di viaggio.
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La Campana dell'Arciprete: saga contadina con delitto - di Danila Comastri Montanari



"Se vuoi veder l'inferno, Bologna d'estate, Bologna d'inverno"


E' il primo libro che ho letto da pendolare, durante il tragitto giornaliero dalla mia nuova casa al mio solito lavoro, ed ero ancora così distratta dalla nuova esperienza da non avergli prestato la dovuta attenzione. E' inoltre uno degli ultimi libri in versione cartacea che ho letto prima dell'acquisto dell'e-reader, ma niente di questo ha nulla a che fare con la trama o una recensione seria sull'intreccio o lo stile di scrittura. Non è però mia intenzione fare una recensione tecnica, anche perché scrivo queste righe a un anno o più dalla lettura pertanto devo andare a ripescare nella memoria le informazioni; tuttavia anche internet aiuta e chi fosse interessato ad un riassunto fatto bene lo può trovare senza problemi: http://www.oocities.org/athens/oracle/6791/arci-italiano.htm>.
Si tratta di un giallo, il periodo storico è quello della restaurazione pontificia ed il protagonista è un prete in là con gli anni, saggio e buono d'animo, amante della buona tavola, disinteressato di politica e di giochi di potere. Un giorno viene trovato il cadavere di una giovane donna in cima alla torre campanaria, la figlia nubile del mezzadro che gestisce il più bel podere dei dintorni. Il problema è che la giovane era incinta e trovare l'assassino non è cosa semplice dato che la lista dei sospetti si allunga sempre di più ad ogni voltata di pagina. Toccherà al prete ed al suo amico-rivale, un medico ghibellino, sbrogliare la matassa.
I personaggi descritti nel libro sembrano veri se teniamo conto della mentalità del tempo. Mi è piaciuto che l'autrice non tenti di appiccicare un comportamento moderno ai suoi protagonisti, non scriva di contadini e manovali con mente aperta o più colti di quel che avrebbero mai potuto essere per "destino di nascita"; né tantomeno di nobili che rinunciano al loro snobismo nei confronti di plebe o parvenu. Per paradosso è il fatto che il personaggio del contadino sembri la macchietta del contadino e il personaggio della contessa sembri la macchietta della contessa a renderli più veri.
Un'altra abilità della Montanari è riuscire a rendere la parlata e la cadenza della regione. Tutti i dialoghi sono in italiano, del dialetto ci sono solo pochi termini sparsi qua e là, tutta via c'è una "cadenza" nel parlato da renderlo caratteristico e riconoscibile.
L'intreccio giallo non è il pezzo forte del libro, non è stata la curiosità di scoprire l'assassino a farmi continuare a leggere ma la ricostruzione dello spaccato di vita della bassa bolognese. Molto azzeccato anche il protagonista, un personaggio verso il quale è impossibile non provare comprensione ed empatia.

P.S.: La citazione all'inizio della recensione viene proferita dal protagonista quando si reca in città ed è riferita al clima umido che rende insopportabile il caldo estivo ed il freddo invernale.
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Sapevo che il cyberpunk non era il mio genere ma ho voluto sperimentare comunque. Non voglio continuare ad associarlo a filmacci di serie B, lo voglio leggere dalla penna di chi l'ha creato - o perfezionato.
Neuromante è un classico, non mi dilungo a descriverne la trama: si può trovare su wikipedia o altri siti dedicati. Pertanto queste sono solo impressioni personali e non una vera recensione - tuttavia può contenere spoiler.

bla bla bla cyberbla )
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E' arrivato l'e-reader. Non volendo avere problemi di formato ho preso una marca consigliatami da un'amica che si trova bene: la bookeen.
Cercando delle recensioni su internet ho trovato il confronto fra il Cybook Orizon (che è nella fascia di prezzo che mi posso permettere) e il Sony PRS 650.
I due modelli sono diretti concorrenti ma hanno funzioni diverse, ognuno ha qualcosa in più che all'altro manca - le recensioni erano però concordi che il Sony fosse il migliore. Mi ero convinta a comprare il Sony quando confrontando i prezzi ho visto che il Cybook lo potevo acquistare a 50,00 euro in meno rispetto al Sony, così sono tornata sui miei passi e ho preso il Cybook.
A listino il Sony costa 20,00 euro più del Cybook e mi stava bene, ma 50,00 euro sono già una somma che può farmi tornare sui miei passi.
Sony ha fatto questa mossa, non si sa se per ragioni di marketing o per altri problemi legati alla produzione: non ha commercializzato l'e-reader PRS650 per un mese o circa e i negozi ne sono rimasti sprovvisti. Adesso l'ha rilanciato sul mercato, il modello non ha subito migliorie ma si trova solo a prezzo pieno o con poco sconto. Il Cybook al contrario ha già subito ribassamenti di prezzo.
Devo ancora collegarlo ad internet per tirare giù gli ultimi aggiornamenti e vedere se migliora.
Non ho ancora iniziato a leggere seriamente, sto ancora facendo esperimenti ma per ora la cosa che mi manca di più è l'assenza dei dizionari integrati che forniscono la traduzione simultanea dei testi in inglese. Trovo che questo sia il difetto maggiore.
Non mi dilungo sulle caratteristiche tecniche che possono essere lette direttamente sul sito ufficiale: http://www.bookeen.com/it/cybook/?id=2
Però ho voluto fare un video di unboxing (il mio primo!) non particolarmente spigliato o brillante nei dialoghi, però spontaneo anche se ho tagliato le parti in cui proprio mi sono resa conto di aver preso fischi per fiaschi.
Eccolo qui:

sottobosco: (Default)
Bene, ho finito oggi di leggere Cronache dalla Rete.
Ho controllato, l'avevo stampato il 31 ottobre!
Miii, c'era un tempo in cui leggevo un libro al mese quando leggevo poco, mo' riesco a leggere due libri all'anno!
Mi sta mancando la lettura, devo riuscire a ritagliarmi il tempo per riprenderla.
sottobosco: (immagine7)
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Più si invecchia, più si regredisce verso l'infanzia.
Nel mio caso questo detto popolare si sta dimostrando vero. Quando ero giovine leggevo tomi di oltre mille pagine come "L'Atzeco" di Gary Jannings, oppure "It" e "L'Ombra dello Scorpione" di Stephen King; per non parlare del più classico "Il Signore degli Anelli".
Adesso, quando entro in una libreria, finisco immancabilmente per ritrovarmi fra i libri per ragazzi, quelli con i disegni che spezzano la narrazione e la grafica accattivante. Mi piacciono tantissimo.
Fra i vari libri per ragazzi ho trovato questa perla: "Artiglio Lucente."
Il racconto è breve e semplice ma gestito molto bene e pieno di suggestioni azzeccate. Si può dire che rispecchia il disegno della copertina, molto bella nonché una delle ragione che mi ha convinto a comprare il libro.
Si tratta di un racconto di formazione, ossia è la storia di un gattino che deve crescere affrontando le insidie della città. La casa in cui ha sempre vissuto fra agi e comodità non è più sicura, nelle strade i gatti iniziano a sparire misteriosamente e Varjak, che diventerà Artiglio Lucente, ora ha una missione da compiere.
Del racconto mi è piaciuto particolarmente lo stile di scrittura. Il comportamento dei protagonisti è terribilmente gattesco; la storia ha solo quel giusto pizzico di "antropoformia" per far sì che chi voglia leggerla con una seconda chiave possa vedere rispecchiato nel comportamento dei gatti anche quello della società umana.
Ovviamente il libro ha la morale: palese e sopra alle righe quando si parla di coraggio, un po' più nascosta ma evidente per un adulto quando viene criticata un certo tipo di società.
Giudizio: consigliatissimo (anche per quegli adulti che non hanno remore di divertirsi con un libro scritto per un target molto più giovane, ma scritto bene.)


Ecco la presentazione del libro sul lembo di copertina dello stesso:

"Ci sono Sette Livelli di conoscenza nella Via di Jalal" bisbigliò nonno Paw. Il suo fiato era tiepido nel freddo della sera. "Noi ne conosciamo soltanto tre: Apparente Lentezza, Cerchi in Movimento, Farsi Ombra."

Varjak Paw, detto Artiglio Lucente, è un giovane gatto Blu di Mesopotamia. Non è mai uscito dalla vecchia villa in cima alla collina. Non è mai nemmeno uscito di casa, ma un giorno il nonno gli svela l'esistenza della Via, la più antica e temibile arte marziale felina.

Ora Artiglio Lucente deve imparare a sopravvivere in una città spietata e soprattutto deve scoprire cosa si nasconde dietro le misteriose Sparizioni...


Ecco qui sotto alcune foto (purtroppo la qualità delle foto non rende giustizia alla grafica del libro, sorry ^_^;)

Copertina:



Retro di copertina:



Oltre il muro di cinta:
"L'esterno! Per la prima volta dai tempi di Jalal un Paw si ritrovava ai confini del mondo."



Altre fra le innumerevoli immagini che adornano le pagine (avrei voluto metterle tutte):





sottobosco: (immagine7)
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Oggi, durante la pausa caffè, ho buttato l'occhio sul giornale scoprendo questa notizia: Stephen Hawking & Figlia hanno scritto un romanzo per ragazzi.
Nell'intervista che ne seguiva veniva detto che "È come Harry Potter solo che il protagonista usa la scienza al posto della magia".
Il paragone con Harry Potter sembra diventato d'obbligo per tutti i nuovi libri per ragazzi, il più delle volte a sproposito, ma in questo caso la frase è ad effetto e come trovata pubblicitaria non è male.
Il libro mi incuriosisce molto, la trama (a grandi linee come veniva presentata nell'articolo) parla di un ragazzo completamente a digiuno di scienza e tecnologia. I genitori sono ambientalisti e non gli fanno tenere nemmeno il computer. Un giorno il ragazzo scopre che il suo vicino di casa è uno dei più grandi scienziati viventi, la cui missione nella vita è cercare un pianeta su cui 'traslocare' la razza umana.
La storia è stata pensata per essere una trilogia, e in ogni libro viene approfondito un aspetto diverso della scienza.
Lo metterò nella lista dei libri da leggere, sono curiosa anche di vedere come viene gestita la narrazione, in particolare se la trama sarà in grado di avvincere in sè o se sarà soltanto accessoria alle varie lezioncine su come funziona il mondo.
sottobosco: (Default)
Volevo segnalare questo sito e la sua mirabile iniziativa.
Progetto Gutenberg è un sito che raccoglie gli ebook di libri non coperti da copyright oppure i cui diritti sono scaduti e possono pertanto essere scaricati ed usufruiti da chiunque.

Questo il link:
http://www.gutenberg.org

la maggior parte dei libri sono in lingua inglese (c'è anche una sezione dedicata ai libri in italiano, ma raccoglie pochi testi: http://www.gutenberg.org/browse/languages/it).
Per fare un po' di allenamento sulla lingua inglese senza dover comprare oltreoceano (o oltremare, in caso di amanzon.uk) è un sito splendido.
sottobosco: (Default)
Ecco un'altra recensione:

Titolo: Dead untill Dark
Autrice: Charlaine Harris
Serie: Sookie Stackhouse (book 1)
Libro autoconclusivo: sì
Lingua: Inglese
Tradotto in italiano: aggiornamento 2008: sì ed anche i libri successivi della stessa serie.

Ci troviamo in Louisiana in una cittadina conservatrice, dove tutti si conoscono (o questo è quel che credono) e il decoro è ancora la miglior moneta spendibile. Bon Temps è una cittadina tendenzialmente bigotta i cui scheletri riempono cimiteri ed armadi.
Sookie, o crazy Sookie, come tutti la chiamano ha un handicap, o così lo definisce lei, ossia: legge nella mente.
Sookie è telepate, riesce a leggere i pensieri di chi le sta attorno ma questa disabilità le ha portato sempre solo guai.
Sookie fa la cameriera, vive con la nonna ed ha una vita sociale praticamente inesistente. Le cose cambiano quando in città arriva William Compton, ossia Bill il Vampiro, per installarsi nella vecchia casa di famiglia.
Generalmente i benpensanti non vedono di buon occhio i vampiri ma nei confronti di Bill si innesca un paradosso che lo fa divenire tollerato dalla piccola cittadina, Primo: non è uno straniero ma è originario del luogo; secondo: quando era ancora umano ha combattuto nella guerra di secessione, evento che lo fa divenire relatore apprezzato del locale circolo “The Glorious Dead – I Gloriosi Caduti (in guerra)” al quale è iscritto chiunque possa vantare discendenze fra i fondatori di Bon Temps.
Inizia così la storia d'amore fra Sookie e il bello benpensante dannato e un paio di scene di sesso per la gioia del pubblico femminile non possono mancare. Ma non sono tutte rose e fiori, specialmente quando inizia una catena di delitti che tocca da vicino anche Sookie.
Sono molti in città ad avere dei segreti, compreso il capo di Sookie, Sam ed anche il fratello della protagonista non conduce una vita proprio esemplare...
Nel mondo creato dalla Harris i vampiri hanno fatto 'outing'. Grazie all'invenzione del sangue sintetico non sono più costretti a tendere agguati o a uccidere per nutrirsi ed è normale vederli in fila al supermercato o nei bar a loro dedicati come il pub Fangtasia.
Il personaggio di Sookie risulta, nella sua stravaganza, credibile e sensato (d'aiuto anche il fatto che il racconto sia narrato in prima persona). Gli ostacoli inventati dalla scrittrice per limitare i poteri mentali della sua protagonista sono inseriti con naturalezza; ostacoli necessari in quanto è difficile creare una trama gialla sensata quando il protagonista può leggere la mente degli indiziati.
L'abilità della scrittrice non sta nella trama complicata, perché complicata non lo è affatto, il segreto di Sam è facilmente intuibile. L'abilità consiste nel descrivere con coerenza il mondo di Sookie, il cuore di Bon Temps e dei suoi abitanti; un mondo dove i buoni sentimenti vengono costantemente intercalati a ben altro.
Il libro mi ha tenuto compagnia a sufficienza da convincermi a leggere anche il secondo della serie, sperando che Sookie non si trasformi man mano in una supereroina. Già alla fine del primo volume l'autrice le stava attribuendo poteri più forti di quelli che aveva alla partenza, vediamo se il personaggio ne uscirà guastato o riuscirà ad evolversi bene.
L'inglese è scorrevole e facile da comprendere grazie ad una costruzione grammaticale delle frasi non complessa. Ci sono come al solito alcune espressioni gergali non comprensibili per il mio livello di conoscenza della lingua ma per fortuna questo non guasta la lettura, che procede senza intoppi.

Ecco le prime frasi del libro per testare la "difficoltà" dell'inglese in cui è scritto:

Chapter 1

I'd been waiting for the vampire for years when he walked into the bar.
Ever since vampires came out of the coffin (as they laughingly put it) four years ago, I'd hoped one would come to Bon Temps. We had all the other minorities in our little town—why not the newest, the legally recognized undead? But rural northern Louisiana wasn't too tempting to vampires, apparently; on the other hand, New Orleans was a real center for them—the whole Anne Rice thing, right?
It's not that long a drive from Bon Temps to New Orleans, and everyone who came into the bar said that if you threw a rock on a street corner you'd hit one. Though you better not.
But I was waiting for my own vampire.
You can tell I don't get out much. And it's not because I'm not pretty. I am. I'm blond and blue-eyed and twenty-five, and my legs are strong and my bosom is substantial, and I have a waspy waistline. I look good in the warm-weather waitress outfit Sam picked for us: black shorts, white T, white socks, black Nikes.
But I have a disability. That's how I try to think of it.
The bar patrons just say I'm crazy.
Either way, the result is that I almost never have a date. So little treats count a lot with me.

Ed ecco un altro pezzo un po' più avanti:

"Even mine?" He sounded merely curious.
"No. That's why I like you so much," I said, floating on a sea of pinkish well-being. I couldn't seem to be bothered with camouflaging my thoughts.
I felt his chest rumble as he laughed. The laugh was a little rusty.
"I can't hear you at all," I blathered on, my voice dreamy. "You have no idea how peaceful that is. After a lifetime of blah, blah, blah, to hear ... nothing."
"How do you manage going out with men? With men your age, their only thought is still surely how to get you into bed."
"Well, I don't. Manage. And frankly, at any age, I think their goal is get a woman in bed. I don't date. Everyone thinks I'm crazy, you know, because I can't tell them the truth; which is, that I'm driven crazy by all these thoughts, all these heads. I had a few dates when I started working at the bar, guys who hadn't heard about me. But it was the same as always. You can't concentrate on being comfortable with a guy, or getting a head of steam up, when you can hear they're wondering if you dye your hair, or thinking that your butt's not pretty, or imagining what your boobs look like."
sottobosco: (vuoto)


Cinque anatre volano a Sud
molto prima del tempo l'inverno è arrivato
cinque anatre in volo vedrai
contro il Sole velato

Nessun rumore sulla Taiga
solo un lampo, un istante ed un morso crudele
quattro anatre in volo vedrai
ed una preda cadere

Quattro anatre volano a Sud
quanto dista la terra che le nutriva?
quanto la terra che le nutrirà
e l'inverno già arriva

Il giorno sembra non finire mai
bianca fischia ed acceca nel vento la neve
solo tre anatre in volo vedrai
e con un volo ormai greve

A cosa pensan nessuno lo saprà
nulla pensan l'inverno e la grande pianura
e a nulla il gelo che il suolo spaccherà
con un gridare che dura

E il branco vola, vola verso Sud
nulla esiste più attorno se non sonno e fame
solo due anatre in volo vedrai
verso il Sud che ora appare

Cinque anatre andavano a Sud
forse una soltanto vedremo arrivare
ma quel suo volo certo vuole dire
che bisognava volare

Che bisognava volare
che bisognava volare...



PIEDE-POST PERSONALIZZATO:
Letture attuali: Dead Wicht Walking e fanfiction
Serie TV che sto seguendo: Galactica 2003 Prima stagione - Doctor Who
Sceneggiati di Radio 2: Nessuno è perfetto - Eros per 3
Location: davanti al computer
Musica&Rumori: fra poco: una puntata di Galactica o del Doctor
sottobosco: (Default)
Ho letto questo libro qualche mese fa e finalmente ho avuto la mia mezz'ora d'insonnia per farne una recensione.

[ P.S.: Sono venuta a conoscenza dell'esistenza di Betsy Taylor grazie ad una recensione in questo sito: http://www.anitablake.it/altriautori.html (e mi sto leggendo un romanzo di ogni autrice citata – seguiranno pertanto altre mie recensioni sulle letture future). ]

Titolo: Undead and unwed
Autrice: MaryJanice Davidson
Serie: Betsy Taylor (book 1)
Libro autoconclusivo: sì
Lingua: Inglese
Tradotto in italiano: no (almeno, non ancora)

Betsy è una segretaria senza un capello fuori posto con due grandi passioni: le scarpe ed i vestiti; seguono a ruota: gli amici, indispettire la matrigna arrivista, rompere la condizione di zittellaggio citata nel titolo e, con un netto distacco, tutto il resto.
Elisabeth Taylor (che per ovvie ragioni si fa chiamare soltanto Betsy) è una segretaria, anzi era, il libro inizia con il suo licenziamento, prosegue con la sua morte (tutto nello stesso giorno - “ The day I died started out bad and got worse in a hurry.”) e lo shockante risveglio in una bara. Shockante invero, non solo per via del 'dove', ma soprattutto per il fatto di ritrovarsi infilata in un orrendo completo rosa da due soldi rifilatogli dalla matrigna (che nel frattempo, per aggiungere orrore su orrore, ha anche ripulito l'armadio della protagonista delle sue preziosissime Manolo ancora prima che questa fosse definitivamente sepolta).
Che cosa è successo? Come può Betsy, morta perché investita da un'auto, essere diventata una vampira? Cosa ha a che fare questa bionda maniaca della messa in piega con quella bislacca profezia che gira fra i non-morti?
Il tono del libro è sul comico-demenziale andante, una demenzialità riuscita, perché fa ridere veramente.
Il mondo dei vampiri di Betsy è quello gotico e classico descritto in tanti B-movie dell'orrore. Nessun 'outing' tanto di moda nei romanzi moderni, tutt'altro: i vampiri vestono in frac e vivono in inquietanti magioni; si tengono ben nascosti dal resto del mondo e si riuniscono per i loro riti nelle cripte fangose e putrescenti dei cimiteri; i loro branchi sono formati da un vero e proprio master e dai suoi succubi.
Tutto secondo i cliché, insomma, e viene raccontato in maniera esilarante attraverso gli occhi della protagonista, vampiro decisamente atipico il cui destino è portare scompiglio in questo ordine delle cose. Una specie di Buffy the Vampireslayer al contrario, prescelta dal fato non per uccidere ma per rivoluzionare la società vampiresca.
Immancabile inoltre la scena di sesso, anche questo raccontato sopra le righe, in maniera troppo sguaiata per essere erotico, dove le dimensioni artistiche raggiungono nuovi traguardi record.
Il libro viene narrato in prima persona, la costruzione delle frasi è facilmente comprensibile, c'è però qualche espressione gergale che non si trova sui vocabolari e che chi, come me, mastica un “inglese medio” non ha modo di decifrare. Alcuni riferimenti alla cultura americana televisiva e cinematografica non sono comprensibili per un pubblico italiano ma questo non guasta affatto il divertimento del resto del libro, anche perché il senso del discorso si capisce lostesso.

Il pezzetto iniziale del libro per testare la difficoltà dell'inglese in cui è scritto:

The day I died started out bad and got worse in a hurry.
I hit my snooze alarm a few too many times and was late for work. And didn’t have time for breakfast. Okay, that’s a lie, I gobbled a pair of chocolate Pop Tarts while waiting for the bus. My mom would have approved (who do you think got me hooked on the darned things?), but a nutritionist would have smacked me upside the head with her calorie counter.
At a nine a.m. meeting I found out the recession (the one the President has been denying for two years) had hit me right between the eyes: I had been laid off. Not unexpected, but it hurt, just the same. They had to slash costs, and god forbid any of senior management be shown the door. Nope; the clerks and secretaries had been deemed expendable.
I cleaned out my desk, avoided the way my co-workers were avoiding looking at me (the ones left, that is), and scuttled home.
As I walked through my front door I saw my answering machine light winking at me like a small black dragon. The message was from my stepmonster: “Your father and I won’t be able to make it to your party tonight…I just realized we have an earlier commitment. Sorry.” Sure you are, jerk. “Have fun without us.” No problem. “Maybe you’ll meet someone tonight.” Translation: Maybe some poor slob will marry you and take you off my hands. My stepmonster had, from day one, related to me in only one way: as a rival for her new husband’s affections.
I went into the kitchen to feed my cat, and that’s when I noticed she’d run away again. Always looking for adventure, my Giselle (although it’s more like I’m her Betsy).
I looked at the clock. My, my. Not even noon.
Happy birthday to me.

Ed ecco il "risveglio":

My next memory was of opening my eyes to pure darkness. When I was a kid I read a short story about a preacher who went to Hell, and when he got there he discovered the dead didn’t have eyelids, so they couldn’t close their eyes to block out the horror. Right away I knew I wasn’t in Hell, since I couldn’t see a thing.
I wriggled experimentally. I was in a small, closed space, which was an intriguing combination of soft and hard. I was lying on something hard, but the sides of my little cage were padded. If this was a hospital room, it was the strangest one ever. And where was everybody? I wriggled some more, then had a brainstorm and sat up. My head banged into something soft/hard, which gave way when I shoved. Then I was sitting up, blinking in the gloom.
At first I thought I was in a large, industrial kitchen.
Then I realized I was sitting in a coffin. Which had been placed on a large, stainless steel table. Which meant this wasn’t a kitchen, this was—
I nearly broke something scrambling out. As it was, I moved too quickly and the coffin and I tumbled off the table and onto the floor. I felt the shock in my knees as I hit and didn’t care; in a flash I was on my feet and running.
I burst through the doors and found myself in a large, wood-paneled entryway. It was even gloomier in here; there were no windows that I could see, just rows and rows of coat racks. At the far end of the entry was a tall, wild-eyed blonde dressed in an absurd pink suit. She might have been pretty if she wasn’t wearing orange blusher and too much blue eye shadow. Her brownish-rose lipstick was all wrong for her face, too. She was so shockingly pale, just about any makeup would have been wrong for her.
She wobbled toward me on cheap shoes—Payless, buy one pair get the second at half price—and I saw her hair was actually quite nice: shoulder-length, with a cute flip at the ends and interesting streaky highlights.
Interesting Shade #23 Lush Golden Blonde highlights.
The woman in the awful suit was me. The woman in the cheap shoes was me!
I staggered closer to the mirror, wide-eyed. Yes, it was really me, and yes, I looked this awful. Well, why wouldn’t I? I was dead, wasn’t I? That silly ass in the Pontiac Aztek had killed me, hadn’t he?
I was dead but too dumb to lie down.
sottobosco: (vuoto)
Libro comprato a caso, cercando fra le edizioni economiche ed i titoli non troppo impegnativi.
La rilegatura e la grafica della copertina sono intriganti; malgrado si tratti di un tascabile, infatti, c'è addirittura la sovra copertina e la sfumatura giallognola della carta a basso costo all'interno non fa che aumentare il fascino da 'libro che parla di un libro antico e misterioso.'
Sul retro una serie di recensioni che ne tessono le lodi, come canti di sirena: «Comprami... comprami... sono un bestseller!» La prassi, insomma, frasi tratte a caso da articoli di recensione delle più importanti testate italiane.
Esempio:
«Un intrigante romanzo basato sul più misterioso, affascinante ed enigmatico libro del rinascimento italiano, l'Hypnerotomachia Poliphili.» - Corriere della Sera.

Grazie alla recensione del Corriere della Sera stampata sul retro scopro per la prima volta in vita mia che il più misterioso, affascinante ed enigmatico libro del rinascimento italiano è un tomo dal nome oscuro e impronunciabile: Hypnerotomachia Poliphili; mettendo in questo modo una pezza alla mia lacunosa cultura letteraria da Istituto Tecnico.
Di tale tomo ne sono rimaste pochissime stampe originali, tanto da farlo diventare uno dei libri più rari. Il suo titolo significa: Sogno della lotta d'amore di Polifilo e, quoto dal libro, si tratta di:
«Un'enciclopedia in forma di romanzo, una dissertazione su tutto lo scibile, dall'architettura alla zoologia, scritta in uno stile che anche una tartaruga considererebbe lento. [...] È un intrico di trame i cui personaggi hanno come unico legame il protagonista, una figura allegorica di nome Polifilo. Il contenuto è semplice: Polifilo fa un sogno in cui cerca la donna amata. Ma il mondo in cui la storia viene raccontata è così complesso che perfino la maggior parte degli studiosi del rinascimento – gente che legge Plotinio alla fermata dell'autobus – considera l'Hypnerotomachia noiosa e di una difficoltà assurda.»

Inoltre nell'Hypnerotomachia viene utilizzata (senza apparente criterio) più di una lingua, a volte fanno capolino parole latine, greche o addirittura di altre lingue ancora più morte e pertanto più acculturanti. Ma non sempre le parole sono esatte, a volte, infatti, non mancano gli errori.

Trama senza senso, parole straniere ficcate a casaccio, ma è una fanfic! Di robe del genere, al giorno d'oggi, su internet se ne trovano a bizzeffe. Ma l'Hypnerotomochia Poliphili è stata stampata da Aldo Manuzio (stampatore, non autore) ma pur sempre uno sulla cui professionalità non ci sono mai stati dubbi e per questo gli studiosi si sono fissati sul fatto che non possa trattarsi di un semplice libro rilegato bene ma scritto malissimo, no! Ci deve essere sotto un mistero. Sicuramente nelle sue frasi si nasconde un Codice, uno di quelli con la C maiuscola, che porta non si sa dove (esattamente come la trama dell'Hypnerotomachia).

Ed è da questa premessa che parte il nostro libro. La trama de 'Il Codice del Quattro' parla appunto della risoluzione di questo mistero. Soluzione ovviamente di fantasia ma non per questo il libro è meno godibile.
Parla di due studenti universitari di Princeton (niente po' po' di meno) ossessionati dall'Hypnerotomachia e dal mistero che cela. Ma non sono gli unici, molti altri sono alla ricerca della chiave del segreto e ben presto la posta in gioco non sarà la sola gloria accademica bensì la vita stessa.
Il Codice dei Quattro ha sia punti forti che punti deboli.
Le scene universitarie sono ben scritte, tanto da poterne respirare l'atmosfera, malgrado la realtà di Princeton sia lontana anni luce da quella delle università italiane. Non so se sia fantascienza o realtà ma sembra che gli studenti universitari statunitensi abbiano a disposizione risorse per noi inimmaginabili.
I personaggi sono ben approfonditi ma le motivazioni e il passato del protagonista, raccontati spesso a flashback, non sempre sono del tutto chiari. Il libro è composto da ottimi elementi non legati, a mio parere, in modo completamente soddisfacente fra di loro.
Malgrado questo, il 'Codice dei Quattro' resta una lettura interessante.

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