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In Treatment, quarantatrè puntate di dialogo fitto, buona scrittura e alta recitazione. Per fortuna ci sono ancora reti che rischiano la sperimentazione uscendo dal tunnel delle serie fotocopia. Neanche da dire: la produzione è HBO.
Il format non è di loro ideazione in quanto è il rifacimento di una serie israelilana, solo che le serie israeliane in Italia non arrivano, quelle americane sì.
In treatment parla degli appuntamenti settimanali dello psicologo Paul. Ogni giorno Paul riceve un paziente: lunedì Laura, Martedì Alex, Mercoledì Amy e Jake; mentre al venerdì è lui stesso che va in terapia dalla propria referente: Gina.
Le puntate durano un po' meno di mezz'ora, l'ambientazione è sempre la stessa: lo studio di casa in cui Paul riceve i pazienti (mentre al venerdì e quello di Gina).
È nello studio che appuntamento dopo appuntamento vengono sviscerati non solo i problemi dei pazienti ma anche le vicissitudini di Paul.
È un luogo rassicurante, malgrado le forti tensioni che ospita, le rare puntate girate in esterno mi fanno sentire fuori posto.
Sono sicura che da qualche parte qualcuno stia maledicendo l'adattamento in italiano, ma la recitazione dei doppiatori è all'altezza di quella originale. È una serie che consiglio. Una recensione approfondita può essere trovata qui: http://www.serialmente.com/2008/03/29/in-treatment-stagione-1/<\a>

Citazione

May. 11th, 2013 10:11 am
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Citazione da fonte autorevole: la Settimana Enigmistica

citazione1
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L’unica vera recensione di questo libro è: leggetelo.
La pappardella che segue sono solo considerazioni personali.

hyperion



Su un’astronave-albero ci sono un prete, un soldato, un teologo, un investigatrice, un poeta, un console e un templare. Sembra l’inizio di una barzelletta ed invece si tratta di un libro di fantascienza di alto livello: Hyperion.
Hyperion relega la maggior parte dei libri che ho letto al ruolo di favolette. Per questo è difficile farne una recensione che non sembri la pubblicità esagerata di una quarta di copertina.
L’impianto del libro è classico: sette personaggi costretti ad un periodo di convivenza forzata raccontano la propria storia. I sette, ognuno per un motivo diverso, stanno compiendo un pellegrinaggio alle Tombe del Tempo per incontrare una terribile e semi-mitologica creatura chiamata Strike, con la consapevolezza che le probabilità di uscirne vivi sono ridotte al minimo. La forza di Hyperion sta nelle storie raccontate dai protagonisti, nella bravura dell’autore di creare mondi e atmosfere; storie mai facili, drammatiche, originali ed evocative.
Leggiamo così le vicende dei pellegrini ed è impossibile sceglierne una e dire: “questa è la mia preferita”. Quando leggiamo la storia del prete sentiamo la voce del prete, quando leggiamo la storia del soldato sentiamo la voce del soldato, e così via, senza che la voce dell’autore si intrometta con le su convinzioni personali o con giudizi annidati fra le righe – nessun facile moralismo – e per scrivere in questo modo ci vuole una grande capacità di immedesimazione. L’unico appunto che posso fare è che, fra tutte le storie, quella dell’investigatrice e la più classica e già vista ma questo non toglie forza al personaggio.
Altro punto che ho apprezzato è l’inserimento nella trama del Debito Temporale, ossia chi viaggia sulle astronavi è sottoposto ad uno scorrere del tempo differente da chi sta fermo su di un pianeta (se sull’astronave sono passati tre mesi, sul pianeta sono passati cinque anni). È il primo libro di fantascienza che leggo che non sorvola sulla relatività ma ne fa il proprio punto di forza.
Difetto: la narrazione è talvolta interrotta dall’inserimento di una poesia. È una cosa che non mi è mai piaciuta a meno che non sia necessario citarne brevi versi a beneficio della trama e qui non succede. L’autore è un fan del poeta Keats e abusa – a mio gusto – di questi inserti. So che le poesie di Keats sono bellissime ma purtroppo la traduzione in lingua italiana le massacra e per me povera lettrice non ferrata in materia si sono rivelate solo una distrazione e non un valore aggiunto.
Hyperion si conclude con un finale aperto che trova piena conclusione nel libro successivo: La Caduta di Hyperion. Tuttavia è uno di quei finali aperti che reputo ben fatto, mi avrebbe soddisfatto anche senza un seguito perché a volte non è importante tanto la destinazione quanto i compagni di viaggio.
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Annuncio scovato nella pagina delle inserzioni degli appartamenti in vendita:

vendesi_castello


nel caso in cui a chi cerca un quadrilocale cada l'occhio sull'annuncio e gli avanzino giusto-giusto cinque o sei milioni di euro da investire nella una residenza estiva.
Peccato che ho perso il pennarello rosso: non posso cerchiolare l'annuncio e mi scapperà l'occasione... peggio per me e per il mio disordine; pazienza, forse la prossima settimana qualcuno metterà l'annuncio "Vendesi isola" - vado subitissimo a procurarmi un altro pennarello rosso ;P

:-:
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La Campana dell'Arciprete: saga contadina con delitto - di Danila Comastri Montanari



"Se vuoi veder l'inferno, Bologna d'estate, Bologna d'inverno"


E' il primo libro che ho letto da pendolare, durante il tragitto giornaliero dalla mia nuova casa al mio solito lavoro, ed ero ancora così distratta dalla nuova esperienza da non avergli prestato la dovuta attenzione. E' inoltre uno degli ultimi libri in versione cartacea che ho letto prima dell'acquisto dell'e-reader, ma niente di questo ha nulla a che fare con la trama o una recensione seria sull'intreccio o lo stile di scrittura. Non è però mia intenzione fare una recensione tecnica, anche perché scrivo queste righe a un anno o più dalla lettura pertanto devo andare a ripescare nella memoria le informazioni; tuttavia anche internet aiuta e chi fosse interessato ad un riassunto fatto bene lo può trovare senza problemi: http://www.oocities.org/athens/oracle/6791/arci-italiano.htm>.
Si tratta di un giallo, il periodo storico è quello della restaurazione pontificia ed il protagonista è un prete in là con gli anni, saggio e buono d'animo, amante della buona tavola, disinteressato di politica e di giochi di potere. Un giorno viene trovato il cadavere di una giovane donna in cima alla torre campanaria, la figlia nubile del mezzadro che gestisce il più bel podere dei dintorni. Il problema è che la giovane era incinta e trovare l'assassino non è cosa semplice dato che la lista dei sospetti si allunga sempre di più ad ogni voltata di pagina. Toccherà al prete ed al suo amico-rivale, un medico ghibellino, sbrogliare la matassa.
I personaggi descritti nel libro sembrano veri se teniamo conto della mentalità del tempo. Mi è piaciuto che l'autrice non tenti di appiccicare un comportamento moderno ai suoi protagonisti, non scriva di contadini e manovali con mente aperta o più colti di quel che avrebbero mai potuto essere per "destino di nascita"; né tantomeno di nobili che rinunciano al loro snobismo nei confronti di plebe o parvenu. Per paradosso è il fatto che il personaggio del contadino sembri la macchietta del contadino e il personaggio della contessa sembri la macchietta della contessa a renderli più veri.
Un'altra abilità della Montanari è riuscire a rendere la parlata e la cadenza della regione. Tutti i dialoghi sono in italiano, del dialetto ci sono solo pochi termini sparsi qua e là, tutta via c'è una "cadenza" nel parlato da renderlo caratteristico e riconoscibile.
L'intreccio giallo non è il pezzo forte del libro, non è stata la curiosità di scoprire l'assassino a farmi continuare a leggere ma la ricostruzione dello spaccato di vita della bassa bolognese. Molto azzeccato anche il protagonista, un personaggio verso il quale è impossibile non provare comprensione ed empatia.

P.S.: La citazione all'inizio della recensione viene proferita dal protagonista quando si reca in città ed è riferita al clima umido che rende insopportabile il caldo estivo ed il freddo invernale.
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Faccio un po' di pubblicità a NaturaE' Ecowip:

Si tratta di pannolini compostabili da buttare nel bidone dell'umido. Vanno cambiati più spesso delle normali marche superassorbenti ma il risultato è soddisfacente. Li ho provati e penso proprio che li ricomprerò (sfruttando le offerte su internet per abbattere i costi).

http://www.ecowip.com/naturaeuro-risparmio-secondo-natura/default.asp?id=852

Non solo bimbi: anche per le donne che vogliono sperimentare ci sono gli assorbenti compostabili. Questi però non li ho ancora provati pertanto niente recensione.
Comunque ecco il link:

http://www.ecowip.com/prodotti-donna-ecologici/default.asp?id=347
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Sapevo che il cyberpunk non era il mio genere ma ho voluto sperimentare comunque. Non voglio continuare ad associarlo a filmacci di serie B, lo voglio leggere dalla penna di chi l'ha creato - o perfezionato.
Neuromante è un classico, non mi dilungo a descriverne la trama: si può trovare su wikipedia o altri siti dedicati. Pertanto queste sono solo impressioni personali e non una vera recensione - tuttavia può contenere spoiler.

bla bla bla cyberbla )
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Sto addobando casina con oggetti festivi, senza esagerare ma qualche richiamo è bello metterlo, così come è bello vedere i balconi colorati di lucette intermittenti dei vicini.
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In questa recensione mi limito a dire le mie impressioni facendo meno spoiler possibili, pertanto non spiegherò la trama dell’episodio, che è facilmente reperibile su internet. È un episodio in grado di stupire e per chi non l’ha ancora visto consiglio di guardarlo "spoiler-free".



Dopo una quinta stagione fra alti e bassi, lo speciale di natale "A Christmas Carol" mi è piaciuto molto. Con questo episodio Steven Moffat si è riscattato in parte per The Time of Angels (ma solo in parte).
La sceneggiatura sfrutta le potenzialità del viaggio nel tempo in maniera geniale. Non si limita ad usare il Tardis come nave per sbarcare sul pianeta/epoca storica della settimana, bensì si regge completamente sui viaggi per lo spazio tempo che il Dottore fa per risolvere la situazione.
L’episodio segue le linee guida del romanzo di Dickens, solo che lo fa in perfetto stile Doctor, a partire dalla soluzione escogitata per entrare nel cuore di Kazran Sardick (l'equivalente di Ebenezer Scrooge). Tanto di cappello al fantasma dei natali passati, e tanto di cappello a cilindro al fantasma dei natali futuri.
In una sceneggiatura come questa, completamente incentrata su Kazran e la sua amata, sul Dottore e il suo viaggiare nel tempo, rimane poco spazio per gli altri personaggi. Infatti Amy e Rory fanno poco o niente, Rory poi sembra essere stato retrocesso a mera spalla comica – speriamo che la situazione cambi nei prossimi episodi.
La scenografia cupa e coi pesci volanti è suggestiva e apprezzata. Il dottore buffoneggia senza esagerare e non risparmia una strizzatina d’occhio all’universo nerd:
Kazran: Now? I kiss her now?
The Doctor: Kazran, trust me. It's this or go into your room and design a new kind of screwdriver. Don't make my mistakes. Now! Go!
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Considerazioni "a random" sulla quinta stagione di Doctor Who, inutile dire che contiene spoiler!

L’ultima stagione del Doctor Who non mi ha entusiasmato. Sarà perché l’ho guardata in maniera frammentaria e con poca attenzione; sarà perché malgrado gli episodi fossero di buon livello è mancata una punta di diamante del calibro di Blink o di Midnight delle scorse stagioni; sarà che non riesco a perdonare a Moffat la doppietta "The Time of Angels" e "Flesh and Stones" in cui la poetica di Blink viene fatta a brandelli per una storia in cui gli Angeli Piangenti non erano necessari: avrebbero benissimo potuto essere qualsiasi altro alieno (e lo diventano, visto quanto vengono snaturati! – se avessero messo al loro posto i cugini poveri: i nani da giardino, l’avrei quasi preferito).
Non ho avuto problemi a identificare Matt Smith come Il Dottore fin dalla prima entrata in scena, in "The Eleventh Hour" mi è piaciuto parecchio. Anche Amy e Rory come companion mi piacciono. L’alchimia del Doctor con Amy non è la stessa che aveva con Rose o Donna, è più un: "bambini non toccate che se no si rompe!" anche se questa è una mia impressione personale. Apprezzo però il cambio di direzione per non cadere nel già visto.
Mi è piaciuta meno la nuova veste di Dangerous-Fatalona di River Song; sembra la versione invecchiata di Lady Christina di "Planet of The Dead". Però mi è piaciuto talmente tanto il personaggio in "Silence in the Library" e "Forest of the Dead" che le do il beneficio del dubbio, sperando che in future apparizioni sia un po’ meno macchietta.
La doppia puntata conclusiva ha dimostrato che la stagione non stava andando a tentoni ma che la storia era stata pensata nel suo complesso fin dall’inizio, tanto che alcune scene sono state inserite con maestria nelle puntate mediane per poi essere riprese e reinterpretate nello spiegone finale. Questo è un super-bonus! Peccato che in questo momento io non ricordi nulla dello schema dei vai e vieni nello spazio tempo di queste due puntate perché, sinceramente, non mi hanno appassionato. Temo che il difetto di questa stagione sia che mi è scivolata un po’ addosso, senza fermarsi. Potrebbe essere colpa mia, dovrei riguardarla con più attenzione, alla luce di quello che so ora, per rivalutarla in toto.
Per adesso la puntata "Vincent and the Doctor" è la perfetta reincarnazione di quello che penso della stagione: bella a metà. La prima parte è stata coinvolgente, in perfetto stile Doctor Who, la seconda un disastro: sembrava la fanfiction di un autore innamorato di Vincent Van Gogh. Ho rivalutato le buone intenzioni degli autori quando una mia amica mi ha spiegato che la seconda parte è stata scritta così apposta, per mettere in scena le profondità della vera natura della depressione. Non importa quanto Vincent si senta gratificato e felice dal futuro che il Dottore gli mostra, alla fine si ucciderà comunque. Tutto questo viene spiegato a parte in uno speciale sulla puntata; ora, scusate il cinismo dato che l’argomento è delicato, ma se la puntata ha bisogno di uno speciale che renda chiaro dove volessero andare a parare, significa che la sceneggiatura ha fallito.

Al momento le mie puntate preferite della quinta stagione sono:
- The Eleventh Hour
- The Beast Below
- Victory of the Daleks
forse non è un caso che siano proprio le prime tre, perché dopo è iniziata una serie di alti e bassi che non mi ha permesso di apprezzare a dovere puntate come "Amy's Choise" o "The Vampires of Venice".
Lo speciale di Natale: "A Christmas Carol" lo considero invece una perla e ne farò un post a parte.
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ATTENZIONE: Questa recensione contiene spoiler fino alla quinta stagione
ATTENZIONE: Questa recensione non contiene riassunti di trame e personaggi ed è capibile solo per chi ha già visto la serie.

Dopo cinque stagioni sto ancora seguendo con piacere le vicende di Dexter malgrado i difetti della serie stiano diventando sempre più evidenti. Il telefilm è girato con mestiere, la tensione è tenuta alta e la mia visione serrata degli episodi esalta il lato emotivo, lasciando le considerazioni ad un secondo momento.
Adoro il fatto che ogni stagione metta in scena la rappresentazione metaforica di un rapporto umano, contribuendo alla crescita del personaggio:
1 stagione = Fratello
2 stagione = Amante
3 stagione = Amico
4 stagione = Maestro
5 stagione = Allievo
Con la sola eccezione della quinta stagione, dove il rapporto più importate di Dexter è con una ex vittima, il fulcro della metafora è interpretato dal big bad, ossia un serial killer antagonista che Dexter si ritrova ad affrontare.
La prima stagione era perfetta e completa, tanto da farmi temere per il rinnovo alla seconda; temevo che fosse fatta con lo stampino e che il big bad sarebbe stato qualcosa tipo il cugino, rinchiuso anche lui nel container più affollato della storia del crimine. Invece la stagione ha preso una piega completamente diversa, cosa da me apprezzatissima. Tuttavia, di stagione in stagione, malgrado i suoi momenti di ottima regia, alta recitazione e colpi di genio, la serie ha iniziato a segnare il passo.
La prima avvisaglia che mi ha lasciato con l'amaro in bocca è stato lo spreco del personaggio di Rita, trasformatasi da donna tormentata con un passato di violenze subite a perfetta casalinga all american dream dal carattere perfettamente equilibrato e senza un rimpianto. Altroché riunioni e gruppi di sostegno, bisogna fidanzarsi con un serial killer per tornare in pace con sé stessi.
Alcuni lamentano la telenovela messicana parallela fra Maria LaGuerta ed Angel Batista, un plot che non incrocia mai la vicenda principale e che sembra stare lì soltanto per riempire tutte e dodici le puntate quando la serie si sarebbe potuta concludere in otto. Devo essere sincera: a me piace. Lo ammetto, mi diverte, così come anche tutte le trame apparentemente inutili dei personaggi secondari, perché creano uno sfondo di normale e incasinata umanità in cui Dexter risalta come anomalia. Altrimenti si avrebbe l'impressione che Miami sia popolata unicamente da serial killer.
La vaga sensazione di insoddisfazione verso la serie sono riuscita a concretizzarla dopo aver letto questa recensione: http://www.serialmente.com/2010/12/16/dexter-5x12-the-big-one/
Concordo in pieno, la produzione ha trovato la gallina dalle uova d'oro ed ora non ha il coraggio di cambiare la formula per far progredire la serie, siamo lontani anni luce da The Shield. Alzi la mano chi ormai crede più che Dexter verrà mai smascherato. Gli sceneggiatori ci provano ancora, ogni tanto gli fanno commettere un errore per farci stare con il fiato sospeso, ma i veterani della serie continuano a respirare benissimo e forse con un vago senso di noia. Fintanto che la stagione successiva viene confermata si sa benissimo che Dexter riuscirà a cavarsela con un deus ex machina ad hoc piovuto dal cielo. Nell'ultima stagione, poi, l'incompetenza della polizia di Miami è divenuta materia di leggenda.

Un po' di preferenze personali:
Big Bad preferito: Trinity Killer
Interazione preferita: Dexter-Lumen
Relazione romantica preferita: Debra Morgan-Frank Lundy
Personaggio secondario preferito: Doaks
Personaggio secondario più divertente: Masuka

:-:
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Del manga ho letto solo i primi numeri perché era troppo lungo e decisi di non comprarlo, ritengo che Adachi dia il meglio di sé nelle serie corte, quelle da una dozzina di numeri.
Così quando ho saputo dello sceneggiato (telefilm? dorama?) ho deciso di rifarmi. La trama ricalca a grandi linee il manga e dovendo condensare 34 numeri in 11 episodi è sottoposta alle dovute modifiche.
Il giudizio sul telefilm è: mi è piaciuto - molto carino, rispetta in pieno l'atmosfera che Adachi infonde a tutti i suoi manga dosando sport, sentimenti e comicità.
Mi sono piaciuti anche gli interpreti e mi sto abituando alla recitazione alla giapponese che prima d'ora trovavo troppo marcata. Non ho interagito con molti giapponesi dal vero, ma dal poco che ho visto tendono ad enfatizzare alcuni atteggiamenti anche nella vita reale e non perché l'attore stia recitando sopra le righe. I sentimenti personali invece sono tutt'altra cosa, in quel campo vige la riservatezza assoluta; abbandonata l'enfasi dei movimenti, le emozioni traspaiono da lievi cambi di espressione, da ciò che non viene detto o più classicamente dallo sguardo e gli attori sono stati bravi in questo.
Una cosa che salta all'occhio è che tutti gli attori sono magri, non esistono personaggi cicciotelli a meno che non siano ridotti a semplici comparse/macchiette. L'amico del protagonista - il catcher Atsushi Noda, che nel manga era sovrappeso qui è interpretato da un ragazzino snello che hanno tentato di imbruttire mettendogli un paio di occhiali (che nel manga non aveva!).
Se qui in occidente ci lamentiamo perché televisione e giornaletti ci propinano standard fisici irraggiungibili, in Giappone il fenomeno deve essere esasperato all'ennesima potenza – fissati come sono con l’estetica non c’è da stupirsi ma non vorrei essere nei panni di un adolescente giapponese.
La fotografia è ottima, la regia e gli effetti speciali sono azzeccati e non troppo invadenti, rendono egregiamente la velocità dei lanci e l'azione sul campo da baseball.
Giudizio complessivo sul prodotto: pollice in su. Da guardare.

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